| Recensione: |
A cura di: Luca Bettosini
Bisogna capire ciò che si vede altrimenti non lo si vede. Proprio come fa sempre Mirto nelle sue foto di natura. Sembra una frase banale, ma non lo è. Con l’avvento della fotografia facile, con la possibilità di fotografare tutto, chi possiede la passione per il bello, chi sa vedere ciò che gli sta attorno, diventa curioso. Vede cose che poco tempo prima non gli interessavano. Si interessa di cose che riteneva banali… Quando qualcuno raggiunge questa fase, sta aprendo la porta della conoscenza. E vuole saperne di più. Perché le formiche proteggono i pidocchi delle piante, perché i semi del dente di leone sono fatti come paracaduti, perché l’orbettino ha puntini azzurri, perché una larva acquatica diventa libellula, perché il bruco si trasforma in farfalla… Ogni pianta segue il ritmo delle stagioni: dal germogliare di una gemma in primavera alla caduta delle foglie in autunno. Da gennaio a dicembre ogni giorno è diverso. Vivere a contatto della natura come Mirto permette di andare oltre con la fotografia.
L’uomo è obbligato ad aprire gli occhi. L’uomo è obbligato a fermarsi e pensare che ogni giorno la natura si mostra con un volto diverso. Sempre più ci si rende conto che la natura è un bene inestimabile, un bene che se lo si conosce si fa di tutto per conservarlo.
Fotografare un prato di ranuncoli non è cosa semplice se si vuole uscire dallo scontato… la tua idea di inserire in primo piano i fiori sfocati la trovo eccellente e in connubio al punto di ripresa diventa un quadretto naturalistico molto efficace nella presentazione di questo fiore. Sei uscito dallo schema classico e hai realizzato una gran bella fotografia che valorizza il fiore. La tua creatività, fantasia e buon occhio e… l’amore per la natura ha permesso questo.
Hai trasmesso una grande eleganza alla composizione e le migliaia di fior presenti sono armoniosamente legati l’uno all’altro. Pubblicata su una rivista con sfondo nero fa la sua bella figura. Complimenti ancora. Luca Bettosini
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