| Recensione: |
A cura di: Vittorio Di Blasi
Mirto Fontana si autodefinisce con estrema semplicità "un fotoamatore domenicale, innamorato di natura e di montagna".
La semplicità di quest'autore e pure una certa umilità nel suo mite modo di porsi costituiscono una caratterizzazione di indubbio valore sia dal punto di vista umano che espressivo. La fotografia di Mirto Fontana non può che rispecchiare in pieno questo modo d'essere quasi d'altri tempi, da gentiluomo di campagna (o, per meglio dire, di montagna) che racconta, con profondo attaccamento, il suo mondo fatto di affreschi d'efficace impronta naif. In quest'immagine selezionata, per esempio, la composizione è rigorosa nella sua immediatezza, i cromatismi ben bilanciati e di buon impatto visivo, il soggetto principale sospeso tra il reale e l'anelito quasi onirico che alimenta il desiderio di libertà. Il tutto si presenta come un piatto gustoso, preparato da una mano sapiente, esperta più di preparazioni casilinghe che non di un'artefatta "nouvelle cuisine", utilizzando ingredienti genuini e di facile reperibilità.
Nella "voglia di libertà" di Mirto Fontana c'è il desiderio della conquista di una visuale alta, elemento tipico di chi affronta la montagna come un'esperienza conoscitiva, introspettiva e, a volte, pure trascendentale. Dall'alto si comprende non solo la ridotta dimensione del mondo quotidiano quanto l'effettiva "dolcezza" e rotondità di quelle cime che, da un altro punto di osservazione, sembrano così aguzze, ostiche e di difficile conquista.
"...Felice chi con ala vigorosa / Si slancia verso i campi luminosi e sereni./ Colui i cui pensieri, come delle allodole, / Volano libere verso i cieli al mattino / Colui che plana sulla vita e comprende senza sforzo / Il linguaggio dei fiori e delle cose mute! " (C. Baudelaire - tratto da "Elèvation").
Vittorio Di Blasi - 27 maggio 2009
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