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Darkroom VS Lightroom
- Introduzione La volta scora abbiamo visto come i filtri siano molto utili per delineare l'aspetto di una stampa BN, in modo da farla iniziare a corrisponderea alla nostra previsualizzazione; abbiamo visto anche come in analogico sia necessario operare già direttamente sul campo, operando delle scelte già in fase di scatto (scattando eventualmente, e se possibile, più fotografie con filtri diversi), mentre in campo digitale si opera con i filtri dopo lo scatto.
Abbiamo visto che ciò non è però di solito sufficiente a determinare la stampa finale, di solito la nostra previsualizzazione richiede ancora altri interventi, non ottenibili tramite il solo utilizzo dei filtri.
Ed è qui che entra in gioco la camera oscura (darkroom) se parliamo di fotografia analogica, o camera chiara (lightroom) se parliamo di fotografia digitale. Che cosa sono queste "camere"? A che servono?
Vediamo meglio
- Darkroom, pricipi di base
In fotografia analogica la stampa finale si ottiene proiettando il negativo attraverso un fascio di luce su di un piano orizzontale sul quale è appoggiata la carta sensibile, carta che poi sarà sviluppata per ottenere la fotografia finale. L'attrezzatura che consente di fare tutto ciò si chiama "ingranditore". In questo tutorial faccio solo degli accenni, e tralascio la descrizione dettagliata delle tecniche di stampa all'ingranditore, così come tralascio le tecniche di sviluppo differenziato del negativo in camera oscura, cosa importantissima in fotografia analogica per ottenere un negativo (e quindi una stampa) di un certo tipo; chi è interessato a questi argomenti può richiedermi tranquillamente dettagli in privato, o se interessa molto posso farci una puntata a parte, l'argomento è molto vasto, anche solo per i fondamentali.
Quello che è interessante ed utile capire però ai fini del nostro tutorial è il principio di base tramite il quale viene prodotta la fotografia in camera oscura, perchè la stessa cosa poi si ritrova in camera chiara digitale. Ecco qui illustrato il principio base, vediamo meglio.
La luce attraversa il negativo ed arriva sulla carta sensibile. Se la luce attraversa una zona di negativo molto densa (scura), in quella zona sulla carta arriverà meno luce, viceversa accade per una zona di negativo chiara (arriverà più luce). Ciò significa che la carta, una volta sviluppata (essa diventa cioè un "positivo"), sarà caratterizzata da zone molto chiare in corrispondenza dei punti in cui è arrivata meno luce (le "alte luci", corrispondenti alle zone scure del "negativo"), e da zone molto scure laddove è arrivata più luce (le "ombre", corrispondenti alle zone chiare del "negativo").
Questo è il principio di base. Se stampassimo così com'è il negativo (ciò corrisponde in digitale a fermarci allo step del channel mixer illustrato la volta scorsa, in analogico ad una stampa "diretta") raramente otterremmo la foto desiderata, perchè ci sono tipicamente molte zone che vorremmo più chiare, altre più scure, altre con meno contrasto, altre con più contrasto, ... etc, etc. Perchè accade questo?
Beh, innanzitutto per le carateristiche del supporto sensibile, che in determinate condizioni di luce non riesce a contenere tutta la gamma di tonalità disponibili nella scena reale. Inoltre c'è la nostra "previsualizzazione", che richiede che, ad es., quella nuvola sia ben più scura di quanto appaia in una stampa "diretta". Ansel Adams operava con i filtri durante la ripresa per differenziare i toni, si serviva del suo Sistema Zonale per esporre accuratamente il negativo, sviluppava in push o in pull per ottenere un negativo con più dettagli possibili. Eppure le sue stampe non erano mai dirette, ma contenevano a volte decine e decine di interventi di camera oscura.
- Darkroom, accenni di tecniche manuali Nella camera oscura si utilizzano le mani, o apposite sagome di cartoncino, per fare in modo che in un determinato punto della carta arrivi più o meno luce. Ponendo le mani (o la sagoma) davanti alla luce in una determinata zona della carta e per un determinato tempo, si impedisce alla luce di arrivare su quella zona, di fatto si tratta di una "mascheratura" della luce. Ciò significa che, in base al principio generale illustrato nel paragrafo precedente, mascherando la luce si ottiene sulla foto una zona chiara, ovvero un'alta luce. Al contrario, facendo in modo che la luce passi in una determinata zona della carta per un tempo maggiore (ad es. con un cartoncino bucato, e sempre con le mani), otterremo una zona più scura, ovvero un'ombra; questa si chiama "bruciatura", perchè in quel punto passa molta più luce che negli altri della carta, come se la carta fosse "bruciata" in senso figurato.
Altro aspetto fondamentale della darkroom è il controllo del contrasto della carta (e quindi della foto). Con le carte a contrasto variabile basta inserire a mano un filtro colorato nell'ingranditore per variare il contrasto della stampa, e ciò è possibile farlo anche su zingole zone della stampa stessa. Normalmente con il contrasto si determina la densità media delle ombre, e con il tempo di esposizione sotto l'ingranditore la densità media delle alte luci.
- Lightroom, strumenti "Maschera" e "Brucia" In digitale ritroviamo tutto questo. In molti software esistono degli strumenti simili a quelli utilizzati nella darkroom. Abbiamo gli strumenti "Maschera" e "Brucia", che agiscono proprio come le nostre mani sotto la luce, secondo quanto abbiamo visto nei paragrafi precedenti. Per scurire una zona troppo chiara basta "bruciarla" con lo strumento apposito. Riprendiamo a titolo di esempio, la foto della volta scorsa, fatta col filtro rosso:

Supponiamo di voler scurire la zone delimitata in rosso.

Selezioniamo lo strumento "Brucia" (fare riferimento al manuale del software che si possiede), regoliamo l'intensità (corrispondente al tempo di bruciatura sotto la luce in camera oscura) e la dimensione dello strumento (corrispondente alla dimensione del foro sul cartoncino utilizzato in camera oscura), e passiamolo sulla zona interessata. Otterremo questo risultato:

Analogamente, riprendiamo la foto della volta scorsa col filtro blu:

Supponiamo di voler schiarire la zone delimitata in rosso.

Selezioniamo lo strumento "Maschera" (fare riferimento al manuale del software che si possiede), regoliamo l'intensità (corrispondente al tempo di mascheratura sotto la luce in camera oscura) e la dimensione dello strumento (corrispondente alla dimensione della zona coperta con il cartoncino o con le mani in camera oscura), e passiamolo sulla zona interessata. Otterremo questo risultato:

Sono due interpretazioni differenti dello stesso soggetto, due tra le infinite possibili, infinite come sono i fotografi che la riprendono e che la lavorano in darkroomlightroom, ed infinite come i possibili interventi che può fare il singolo fotografo.
- Lightroom, strumento "Curve"
Altro strumento di camera chiara è quello rappresentato dalle "curve", tramite il quale si può regolare il contrasto globale, è corrispondente grosso modo al filtro colorato che inseriamo nella testa dell'ingranditore per regolare il contrasto della carta su cui stiamo stampando. Apriamo il file della foto con filtro blu e selezioniamo lo strumento "Curve" (fare riferimento al manuale del proprio software).
Vi apparirà una schermata simile a questa:

La linea retta indica una linearità nella resa dei toni. In due parole (semplificando un pò) diciamo che sull'asse delle ascisse abbiamo i valori dei toni della nostra foto (a sx i valori bassi, a dx quelli alti), mentre su quella delle ordinate i valori "desiderati". Supponete di voler aumentare il contrasto, ovvero diminuire l'intensità delle zone scure ed aumentare quella della zone chiare. Tutto quello che dovrete fare è agire verso il basso nella parte bassa e verso l'alto nella parte alta, ottenendo un risultato di questo tipo.

- Conclusioni Divertitevi a sperimentare con gli strumenti di camera chiara come filtrichannel mixer, mascherabrucia, e le curve, con solo questi strumenti a disposizione si possono ottenere infinite variazioni, sono molto potenti ed utilizzarli al meglio richiede un pò di pratica, nell'analogico così come nel digitale.
Anche per quasta volta abbiamo concluso, alla prossima puntata.
Andrea Conti
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