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Copertina > Redazione > Tutorial > La fotografia in B/N - seconda parte
La fotografia in B/N - seconda parte - Di: andreasoft, Letto: 1338 - Del 23/10/2008

 - Introduzione

La volta scorsa abbiamo introdotto ed analizzato l'approccio di base alla fotografia in B/N, illustrando anche attraverso degli esempi come la previsualizzazione di una scena sia differente secondo la si interpreti con i colori oppure secondo una scala di grigi.

Approfondiamo un pò di più il discorso della previsualizzazione.

 - Previsualizzazione

Spesso si scatta perchè colpiti dai colori di una scena, quel tramonto che ci ha tanto incantato, oppure il verde profondo di un prato accostato al blu acceso di un lago ci ha spinto a tirare fuori la fotocamera dalla zaino per fare una foto. Le molle che ci spingono a scattare una fotografia in B/N dovrebbero essere altre.

Il colore è un concetto che non deve esistere nella previsualizzazione B/N, non bisogna farsi influenzare dalla sua presenza sulla scena. Occorre immaginarsi la scena, "previsualizzarla", tenendo presente forme, linee, equilibri compositivi, luci, ombre, comporre in base a quanto previsualizzato e scattare.

La previsualizzazione è assai più comoda se ad es. si fa fotografia di paesaggio, come il maestro Adams. Si ha tutto il tempo di porre la fotocamera su cavalletto, di fumarsi una sigaretta, di provare obiettivi, filtri, inquadratura, pdc, al limite usando complesse e pesanti fotocamere di grande formato come faceva Adams (e come molti fanno tuttora) si riescono a scattare solo due o tre fotografie nel corso di un'uscita. Adams prendeva accurati appunti sul campo, su come aveva previsualizzato la scena e su come avrebbe dovuto essere la stampa finale (che ovviamente faceva personalmente), elaborando il suo famoso "Sistema zonale" (se avremo tempo e se interessa lo vedremo nelle prossime puntate). Questa è un tipo di previsualizzazione "statica".

Di converso, la previsualizzazione è assai più difficoltosa se si scatta reportage, dove tutto dura una frazione di secondo ed occorre cogliere l'attimo fuggente. Maestri del calibro di HCB riuscivano a cogliere l'attimo esatto in cui tutto era armonicamente composto e scattavano solo quando percepivano che la foto che avevano nella loro mente si materializzava sotto i loro occhi. La sua era una previsualizzazione "dinamica".

Statica o dinamica che sia, la previsualizzazione è il punto di partenza di una buona foto in B/N. La previsualizzazione richiede che l'occhio del fotografo si affini, sviluppando la capacità di percepire forme, linee, equilibri compositivi, luci, ombre, nonchè la capacità di cogliere l'attimo magico, l'unico ed irripetibile. Queste capacità hanno ben poco a che fare con la tecnica fotografica (intesa come controllo e conoscienza dell'hardware a nostra disposizione), ma si ottengono sostanzialmente attraverso due fattori:

 - l'analisi di fotografie altrui. Questo aspetto è essenziale. Occorre guardare molte fotografie, analizzarle, comprare libri, frequentare siti come Fotoarts. Tutto questo perchè occorre rendersi conto di ciò che ci piace tanto e perchè, per assorbire gli elementi chiave che sentiamo nostri, in modo da incamerarli nel nostro bagaglio culturale. Bagaglio culturale che servirà per elaborare il nostro modo di vedere ed intepretare fotograficamente la realtà che ci circonda.
 
 - osservazione con occhio "indagatore" della realtà che ci circonda. Cercate di fotografare anche quando non avete la fotocamera sottomano. Durante la giornata dovete esercitarvi a scattare mentalmente, a "vedere" le cose che vi si presentano sotto gli occhi e a scattare virtualmente, scegliendo una focale, un diaframma, un punto di ripresa ed un'inquadratura, prefigurandovi come sarebbe il risultato finale. Se avete la fotocamera con voi fate anche la controprova, ovvero scattate veramente la fotografia che avete previsualizzato mentalmente e confrontate i due scatti. Dovete riuscire a fare in modo, col tempo, di realizzare sul campo nel minor tempo possibile  la fotografia che avevate in mente.

Per approfondire meglio tutte queste considerazioni rimando anche al tutorial "Gli obiettivi e la visione fotografica".

 - Analogico o digitale?
 
La ripresa in B/N analogico è tuttora ricca di fascino, permette di ottenere meravigliose stampe dalle ricche gradazioni tonali, ed è il miglior modo per imparare a fotografare, infatti la sua necessaria disciplina costringe ad imparare attraverso i propri errori, e costringe a fare delle scelte sin da quando inseriamo un rullino nella macchina, per questo dà una grossa consapevolezza (e soddisfazione personale) al fotografo che pratica l'analogico. E' anche il sistema globalmente più economico e non soggetto ad obsolescenza, più economico del digitale, a meno di non dover scattare centinaia di fotografie a settimana.

Viceversa, il digitale richiede attrezzature di ripresa (la reflex specialmente) più costose e soggette a rapida obsolescenza. Il digitale in B/N però ha tre enormi vantaggi sull'analogico:

 1: il negativo digitale si può sviluppare infinite volte in infiniti modi, l'analogico una volta sola.
 2: nel digitale possiamo cambiare gli iso per ogni fotogamma, nell'analogico (almeno in 35mm) no. Gli iso, tra l'altro, servono anche per il controllo della grana, caratteristica fondamentale della fotografi in B/N.
 3: nel digitale possiamo fare a meno dei filtri in ripresa (li vediamo più avanti), questo è fondamentale perchè ad es. il filtro rosso N° 25 ruba 3 stop di esposizione, con pellicola di bassa sensibilità iso è difficile a volte scattare con tempi sufficientemente rapidi da non far venire mossa la foto.

Affrontiamo ora il discorso della ripresa in B/N, vedendo gli strumenti necessari sia per l'analogico che per il digitale.

 - Fotocamera ed obiettivi

Un corredo analogico con reflex e la terna universale 28-50-105 si acquista ormai per cifre ridicole e dura una vita, non subisce alcun tipo di obsolescenza, se non quella della manutenzione ordinaria. Potete acquistare una reflex meccanica manuale, per gli obiettivi, dovendo prendere un solo obiettivo, prendete il 50, meglio se f/1.4; il secondo obiettivo che vi serve è un grandangolo, l'ideale è un 24 f/2.8, ma anche un 28 2.8 è perfetto. Solo quando avrete padroneggiato l'utilizzo dei queste due focali fondamentali (con cui si fa la gran parte delle foto) potrete passare ad accostare un medio-tele, un 105 è l'ideale compromesso tra costo, peso/ingombro e facilità di utilizzo. Volendo è possibile (visti i costi bassissimi) prendere due reflex, possibilmente uguali, e tenerle caricate con due pellicole differenti, oppure su un corpo tenete il grandangolo e sull'altro il tele (io faccio così tuttora). Se volete prendere un solo zoom, un 24-70 f/2.8 è l'ideale (ma qui i costi salgono, io lo sconsiglio, almeno all'inizio), ci fate tutte le foto che volete, ma non è assolutamente indispensabile averlo, le tre buone, luminose ed economiche focali fisse sono perfettamente sufficienti a fotografare in B/N.

In digitale, una qualsiasi reflex andrà benone.

 - Filtri

Per il B/N, in analogico, i filtri sono fondamentali (vedremo in seguito perchè), direi che è obbligatorio averne almeno un paio. Dovendo prenderne due, io consiglio il rosso scuro (N° 25) ed il verde medio. Altri assai utili e consigliabili sono il giallo e l'arancione. Il blu non l'ho mai usato.

Oltre all'ovvia e costosa alternativa di avere un filtro per ogni colore ed obiettivo, conviene prendere un filtro di diametro pari all'obiettivo più grande che possediamo ed adattarlo agli altri tramite appositi anelli. Eventalmente, specie per chi fa paesaggio su pellicola, conviene prendere i filtri quadrati tipo Cokin, assai economici e pratici per un utilizzo su cavalletto.

Nel B/N digitale non si utilizzano filtri colorati.

 - Scanner e camera chiara

Uno scanner per pellicola costa come una reflex digitale media, ma anche qui, non ne subisce l'obsolescenza, si compra una volta sola e garantisce anni ed anni di soddisfazioni. Sviluppando da soli il negativo (per questo rimando al tutorial sullo sviluppo della pellicola B/N) si ottiene con grande soddisfazione e radicale abbattimento dei costi rispetto al laboratorio un negativo pronto per essere scansionato e lavorato in camera chiara. Volendo abbattere ancora di più i costi si possono usare pellicole a colori da due soldi, scansionarle e poi lavorarle in camera chiara. Ci sono poi le pellicole cromogeniche, come la Ilford XP2 o la Kodak TMax CN, pellicole B/N che si sviluppano come le pellicole a colori, e che si possono portare in qualsiasi minilab, anche quello del supermercato. Chiedendo solo lo sviluppo (si spende un 1-1.5 euro a rullino) si ottiene il negativo pronto per essere scansionato.

La camera chiara può essere un qualsiasi sw di fotoritocco o sviluppo RAW. Quelli che conosco io sono Adobe Lightroom e Photoshop, ampiamente diffusi. In ogni caso la stragrande maggioranza delle tecniche di camera chiara sono disponibili con tutti i sw esistenti, quindi basterà enunciare il principio generale per un dato sw, e poi ognuno potrà fare riferimento al proprio manuale per i dettagli.

 - Ingranditore e camera oscura

Alternativamente è possibile allestire in un piccolo angolo della casa una camera oscura, con ingranditore e bacinelle. La camera oscura è una cosa che si può fare con media difficoltà ed impegno, anche se al giorno d'oggi in molti sono passati all'alternativa scanner-camera chiara. Io ancora sto a metà, ho sia l'ingranditore che lo scanner. C'è da dire che l'esperienza di camera oscura arricchisce l'esperienza di qualsiasi fotografo, anche in tempi digitali. C'è però anche da dire che non è fondamentale, HCB non ha mai stampato niente in vita sua; è in ogni caso fuori discussione che le tecniche di camera oscura danno a qualsiasi fotografo le basi per scattare con maggiore consapevolezza.

Farò degli accenni di camera oscura più avanti, se qualcuno è particolarmente interessato può utilizzare il forum per chiedere, se siete in tanti interessati posso fare una puntata a parte solo sulla camera oscura. Fatemi sapere.

 - Supporti sensibili

In analogico le pellicole sono tantissime, ed utilizzare troppi materiali differenti è controproducente. Meglio usare (almeno all'inizio) una, al massimo due o tre (tre già sono troppe) pellicole ed un solo rivelatore, imparando a conoscerne le caratteristiche e possibilità di utilizzo. In due parole (rimando al tutorial sulle pellicole B/N per ulteriori dettagli), con le tradizionali Ilford HP5 o FP4, ed uno sviluppo liquido come l'AGFA Rodinal, è quasi impossibile sbagliare. Anche le Kodak Tri-X sono molto facili da usare, mentre tutte le TGrain (pellicole moderne a grani d'argento tabulari piatti, ad es. la Kodak TMax o la Ilford Delta Professional) sono piuttosto scontrose, hanno bisogno di maggiori cure dal punto di vista espositivo e di sviluppo, specie in luce contrastata, le sconsiglio a chi inizia.

In digitale, per il B/N, è sicuramente preferibile scattare in RAW. I settaggi jpg in B/N sono spesso non buoni su molte fotocamere, conviene avere un buon negativo digitale, ben esposto ed il più possibile dettagliato nelle zone di alte luci ed ombre profonde, negativo da lavorare poi in camera chiara. Consiglio di settare la macchina a zero sharpening, questo perchè la lavorazione del file in camera chiara in molti casi può essere pesante, e si potrebbero creare degli artefatti strani in corrispondenza dei bordi dei soggetti. Meglio fare il passo di sharpening, ove necessario, solo alla fine del procedimento di camera chiara, appena prima di andare in stampa, adeguando l'entità (quantità, raggio, soglia) dello sharpening stesso alla dimensione della stampa.

 - Conclusione
 
Per questa puntata abbiamo terminato, vi invito al solito a scrivermi sul forum o in privato per dubbi, domande, correzioni, suggerimenti e curiosità.

Andrea Conti

   

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