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- Introduzione
Ciao a tutti, eccoci giunti alla seconda parte di questa serie di discorsi relativi alle focali, agli obiettivi, alla previsualizzazione fotografica. Colgo l'occasione per ringraziare tutti voi gentili lettori, per gli apprezzamenti costantemente ricevuti su questi articoli, e per gli stimoli che mi date a continuare in questa direzione, grazie di cuore.
L'ho già detto nella prima puntata, per chi non l'avesse letto ripeto anche qui che questo a differenza degli altri finora proprosti, non è soltanto un tutorial in senso stretto, ma anche e soprattutto un insieme di riflessioni e spunti su temi raramente trattati in ambito fotografico, ma che io ritengo fondamentali. anche questa volta non riesco a dare una struttura precisa alla trattazione, non trattandosi di tecniche, regole, o metdologie ben precise, si tratta piuttosto di argomenti in ordine sparso.
La volta scorsa abbiamo visto il modo utile e costruttivo di utilizzare uno zoom, abbiamo visto i pregiudizi ed i falsi miti legati al concetto di "zoom", abbiamo in sostanza imparato ad "inquadrarlo" nella giusta prospettiva, per usare un termine di "linguaggio fotografico". Abbiamo poi parlato di focali fisse, dei loro vantaggi e svantaggi, e del loro rapporto con gli zoom. Ho volutamente mantenuto (e continuerò per quanto possibile a mantenere) un approccio non tecnico alla trattazione, e non legato a particolari e specifici obiettivi, ritenendo importante innanzitutto il fattore umano nell'approccio con l'attrezzatura fotografica, non quello tecnologico, e privilegiando i concetti generali, applicabili in qualsiasi situazione ci si venga a trovare, sia come attrezzatura che come contesto.
La volta scorsa ci siamo posti delle domande, a cui peraltro avevamo già parzialmente risposto nel corso della trattazione, in maniera implicita. In particolare, ci siamo chiesti cosa voglia dire focale "giusta". Approfondiamo in pratica questo concetto.
- Focali e loro utilizzo sul campo Spesso si sente dire che si è comprato "l'obiettivo che inquadra largo" perchè si vogliono fare i panorami, che ci vuole una focale da 85 luminosa per fare i ritratti posati, che per fotografare le persone senza disturbare non si aspetta altro che avere a disposizione un bel 400, come se le persone fossero leoni da fotografare nella savana.
Tutti questi concetti, peraltro veri per coincidenza in alcuni casi, presuppongono un approccio di base sbagliato, ovvero che esista LA focale giusta per fare LA determinata cosa.
Un es. Stare lontani dalle persone con la focale lunga è il modo più veloce per farsi notare (e non accettare) come fotografi. Attenzione, non sto dicendo che è sbagliato usare il tele, io peraltro lo faccio spessissimo nei ricevimenti di matrimonio o nel reportage, il tele è forse l'obiettivo che uso di più; ma ricordate che occorre prima farsi accettare e poi farsi dimenticare. Per farsi "accettare" è bene che partiate dalla focale corta, instaurare un rapporto, parlare con le persone, farsi vedere e presentarsi come persona e non come "fotografo"; l'unica maniera per farlo è stare vicini, interagire, far capire alle persone chi siamo e cosa stiamo facendo. Solo così le persone accetteranno volentieri la nostra presenza, e poi se ne dimenticheranno; solo a quel punto noi potremmo essere liberi di fare quel che vogliamo e di ritrarre l'essenza di ciò che ci si presenta davanti. Tutti questi discorsi ovviamente vanno applicati caso per caso. Non sempre tutto questo è possibile e/o facile, ocorre esperienza, ma occorre soprattutto "buttarsi".
Questo per quanto riguarda l'utilizzo "psicologico" delle focali. L'utilizzo "fotografico" invece presuppone il concetto di previsualizzazione, questo lo abbiamo visto la volta scorsa. Ma che focale impostare in una determinata situazione? Come già detto, non esiste LA focale giusta in quella determinata situazione, ma esiste l'interpretazione che ne dà il fotografo, in base alla sua esperienza, sensibilità e capacità di previsualizzazione. Facciamo degli esempi pratici. Siete appena arrivati sul ponte di una nave, o traghetto (ad es.una crociera). Che fare? Vediamo quattro possibili approcci.
Caso 1: c'è chi tira fuori il 300 (ad es. io, quella è la prima cosa che farei) ed inizia a sezionare il paesaggio che ha davanti. Caso 2: c'è chi tira fuori il supergrandangolo e tenta di riprendre l'intero ponte della nave, la balaustra ed il paesaggio sullo sfondo. Caso 3: c'è chi monta il 50, non gliene frega niente del panorama, e si diverte a riprendere situazioni curiose e scenette che gli capitano davanti sul ponte della nave. Caso 4: c'è chi monta un obiettivo a caso e procede col classico ritratto della fidanzata/fidanzato, col sole a picco dritto negli occhi e senza flash, visto che tanto "è giorno", o peggio, tanto la macchina è "automatica".
I primi tre casi sono dettati da scelte precise del fotografo in base alla sua esperienza pregressa e ad una previsualizzazione effettuata a monte della inquadratura e della pressione del pulsante di scatto. Il quarto caso è dettato invece dall'esigenza di comunque "scattare una foto", e basta, senza chiedersi altro, senza pensare a cosa (e come lo) si ha davanti, senza pensare a quello che verrà dopo la pressione del pulsante, si scatta e basta. Prima di scattare invece occorre farsi delle domande precise, a cui dare risposte altrettanto precise, questo ovviamente sempre nell'ottica dello scatto "consapevole".
Uno dice: "Ma quanto ci metto a fare una foto se prima mi devo chiedere un sacco di cose? E poi scusa, ma la foto non viene spontanea, 'sto metodo non va bene, io preferisco scattare senza pensare, tanto se ho cuore la foto viene". Può essere, e questa è una reazione normale, perchè spesso si associa il concetto di "pensare" a quello di "perdere tempo". Ovvio che l'immagine del fotografo "pensante", che ci mette tre ore a scattare una foto, mi fa sorridere pure a me, non è che uno sta lì a filosofeggiare con sè stesso su quale focale sia "giusta" mentre intorno sbarcano i marziani.
Il fotografo, attraverso lo studio costante delle proprie immagini si costruisce la propria esperienza visiva, la propria "banca dati", il proprio backgruond culturale. Il "pensiero" fotografico passa anche e soprattutto attraverso l'analisi delle immagini altrui, dei maestri ma anche di chi inizia (frequentando un sito come fotoarts tutto ciò è possibile), pensando a cosa avrebbe fatto lui in quella situazione, pensando perchè quella foto gli piace tanto e cosa ha fatto l'autore per ottenerla (o pensando al perchè non gli piace e cosa non fare per ottenerla in quel modo). Tutto questo significa "pensare", questa fase deve avvenire PRIMA dello scatto, prima di arrivare sul famoso ponte della nave. Nel momento in cui siamo sul ponte è già tardi per pensare, lì potremo solo fare ricorso al nostro background di "pensate", fatte precedentemente, arrivando istantaneamente (senza alcuna perdita di tempo) alla conclusione che mettere la fidanzata col sole negli occhi, senza flash, inquadrata centrale, con uno sfondo casuale, un rapporto prospettico primo piano-sfondo casuale, uno sfocato casuale dato da un diaframma casuale (magari la macchina è in program, esposizione casuale pure quello), non è affatto una buona idea. Bene che vada, otterremo una bella foto casuale, senza sapere come è perchè l'abbiamo ottenuta (o come fare per rifarla).
Ad es., la stessa cosa accade nel Jazz. So di cosa parlo perchè ho studiato Improvvisazione Jazz per 4 anni e suono da venti anni la chitarra, non sono un mostro, ma me la cavo, nella media (o appena sotto) diciamo :-) I grandi jazzisti non è che si mettono a "pensare" mentre improvvisano, tirando fuori assoli capolavoro e risultati artistici strabilianti. Le loro "pensate" se le sono già fatte in fase di studio, costante ed attento, nel corso del passato. Alla fine l'improvvisazione Jazz è tutt'altro che cuore, sentimento e basta, tipo "chiudo gli occhi e suono quello che mi viene lì sul momento", perchè sono un "artista"; c'è anche questa componente ovviamente, ma da sola non può e non deve bastare. In definitiva, l'improvvisazione Jazz non è altro che mettere insieme istantaneamente in modo artistico cose già conosciute, provate e riprovate, attraverso il nostro cuore e le nostre sensazioni che proviamo lì sul momento.
La stessa cosa dovrebbe avvenire in Fotografia, come nel Jazz.
In sostanza, la foto la dovete "vedere" ancor prima di scattare, ancor prima di mettere la macchina all'occhio. Se volete inquadrare largo, ambientando un soggetto e tutto il resto a fuoco, montate un grandangolo, con qualcosa di forte in primo piano, diaframma chiuso. Se volete esaltare il soggetto rispetto allo sfondo, aprite il diaframma, se volete avvicinare lo sfondo esaltando contemporaneamentre il soggetto, usate la focale lunga e diaframma aperto. Se volete riprendere la totalità di un piccolo angolino, mettete sulla minima distanza di maf, f/16 e focale più corta che avete. Attenzione, non sto parlando di "paesaggio", "ritratto", etc, sto parlando di "soggetto", il discorso è generico e sempre valido. Ad es. non è detto che un "ritratto" debba essere "a mezzo busto con lo sfondo sfocato", quella è solo una tra mille possibili scelte per riprendere quel "soggetto, ed è la più "classica". Se volete una foto classica di ritratto fate così, andrà benissimo.
- Focali fisse ed iperfocale Terminiamo con l'iperfocale. anche qui, non farò una trattazione tecnica e rigorosa, in Rete di trovano decine e decine di tutorial e tavole tecniche sulla pdc, sul circolo di confusione e quant'altro; io mi limito a dare concetti generali, empirici, e sempre validi.
Un vantaggio delle focali fisse è che hanno i riferimenti della pdc sul loro barilotto. Alcuni zoom ce l'hanno, ma cmq sempre relativi ad una singola focale, generalmente la più grandangolare. Tali riferimenti, spesso colorati, sono degli indicatori numerati (il numero indica un diaframma) e disposti simmetricamente a coppie rispetto al riferimento centrale; su uno dei due indicatori di una data coppia si posiziona il simbolo di "infinito", simbolo presente sul barilotto di tutti gli obiettivi, secondo il diaframma che si sta utilizzando. Ad es., utilizzando f/11, si posizionerà il simbolo di infinito sul riferimento corrispondente ad f/11. Così facendo, avremo la massima pdc possibile a quel diaframma con quella focale, dall'infinito fino ad una certa distanza. Tale distanza dipende dal diaframma e dalla focale che si usa; è possibile leggere tale distanza sull'obiettivo, in corrispondenza dell'altra tacca di riferimento, simmetrica a quella dove abbiamo posizionato il simbolo di infnito. Ciò è molto comodo nel reportage, quando non c'è il tempo o il modo di mettere a fuoco (e ciò accade spessissimo) per cogliere l'attimo. Con la focale fissa (con cui noi previsualizziamo la scena) e l'iperfocale, si possono fare fotografie in un attimo, ed anche con attrezzature (anche analogiche) tutt'altro che tecnologiche; in effetti la maf più veloce che esista (almeno con le focali normali o corte) non è quella dell'ultimo sensore AF uscito sul mercato, ma è quella che "non si fa".
L'iperfocale non è la panacea dei mali, ha alcuni svantaggi, ad es. la distanza minima di pdc è tutt'altro che precisa, per sicurezza è bene scattare ad un diaframma più chiuso rispetto a quello impostato in iperfocale. Ad es. impostando l'obiettivo in iperfocale su f/11, sarà bene scattare con diaframma effettivo f/16. Altro svantaggio è che si può utilizzare in pratica solo per focali sotto il 50 (parlo di focali in 35mm). Altro svantaggio è che spesso con gli obiettivi in plastica o AF, questi si spostano dalla loro posizione con facilità estrema (purtroppo la qualità costruttiva delle ottiche fisse di metallo rimane insuperata, anche se stanno uscendo di nuovo ottiche fisse di qualità, come gli Zeiss), e quindi se non si sta attenti si scatta sfocato cmq.
Come fare per avere tutto a fuoco senza usare l'iperfocale? Davanti ad un paesaggio, con nostro zoom grandangolare, volendo il fuoco totale si usa l'esperienza (per sapere dove mettere a fuoco, tipicamente nè vicino ai nostri piedi, nè all'infinito, normalmente un pò più vicino della via di mezzo tra noi e l'infinito), il pulsante di previsualizzazione della pdc, presente su tantissimi corpi macchina, e si fanno delle prove di scatto controllando a monitor il risultato. Con la pellicola e lo zoom si sprecano tanti scatti, perchè non si può avere la certezza del risultato (ecco perchè spesso con la pellicola si usano le focali fisse), il digitale in questo caso dà una grossa mano. Diaframma sempre chiuso ad f/16, se il tempo di scatto si allunga troppo, monopiede, cavalletto, o obiettivo stabilizzato.
Bene, abbiamo concluso. Come al solito, per qualsiasi tipo di dubbi, domande, suggerimenti, correzioni, sviste varie, parolacce, potete far riferimento al forum, dove sarò a vostra disposizione :-)
PS: la prossima volta faremo una puntata "light", più un "howto", del tipo "per ottenere questo fate questo".
Ciao.
Andrea Conti.
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