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Copertina > Redazione > Tutorial > Lo sviluppo della pellicola B/N
Lo sviluppo della pellicola B/N - Di: andreasoft, Letto: 3807 - Del 18/02/2008

  
 - Introduzione

Eccoci giunti alla prima puntata relativa alla "pellicola bianconero", abbreviata in tutto il resto del tutorial con il termine "B/N". Il B/N ha un trattamento completamente differente da quello colore. La pellicola colore ha un trattamento "standard", denominato C41, uguale in tutti i laboratori, mentre il bello del B/N è che il suo trattamento è completamente custom, non ci sono regole, materiali chimici o approcci standard, tutto si basa su ciò che si vuole ottenere come negativo finale. In realtà le regole ci sono, ovviamente ci sono dei limiti, non si può sviluppare ad es. una pellicola ad una temperatura troppo elevata, pena la sua distruzione pressochè totale, come avvenne purtroppo per le famose fotografie dello sbarco in Normandia di Robert Capa.

Anche questo tutorial avrà carattere pratico, ed ovviamente data la vastità e complessità della materia (sono stati scritti trattati interi sull'argomento) si toccherà solo la superficie, tenendo presente che in questo campo conta molto più buttarsi e provare direttamente, che leggere interi trattati (che cmq è meglio leggere a fondo dopo essersi buttati a provare). Sono al solito graditissimi suggerimenti, consigli e correzioni di tiro a questo tutorial.

Lo sviluppo di una pellicola è un'operazione di media difficoltà, bisogna avere alcune accortezze, ma non è complicato. La fase più difficoltosa è sicuramente quella iniziale, perchè in poche parole, bisogna estrarre la pellicola dal caricatore ed inserirla in un contenitore (detto "tank", dopo vedremo meglio di cosa si tratta) senza fare errori, dopodichè chiuderlo per bene, il tutto al buio ASSOLUTO. Il buio è un problema, perchè le operazioni da fare sono abbastanza di precisione. In realtà, organizzando bene le cose a portata di mano ed una volta fatta pratica con un paio di vecchi rulli la cosa sarà molto più facile di quello che sembra.

In questa puntata vedremo di cosa abbiamo bisogno per sviluppare il nostro primo rullino. Nelle prossime vedremo come operare concretamente.

 - Materiali
 
I materiali chimici necessari per avere il nostro negativo sono (dopo vedremo a che servono, per il momento vediamo solo quali sono):

 - bagno di sviluppo (detto anche rivelatore)
 - bagno di stop
 - bagno di fissaggio
 - imbibente
 - acqua

Partiamo dall'acqua. L'acqua "dura" è un problema, ed io che abito a Roma purtroppo ne so qualcosa, la sua durezza in gradi francesi mi sembra superi 30, un valore altissimo, e le macchie di calcare sui negativi sono assicurate se non si prendono i dovuti provvedimenti. Molti consigliano l'acqua distillata per preparare le soluzioni chimiche, ma sembra che ammorbidisca troppo l'emulsione rendendola delicata e fragile. Io preferisco asciugare la  pellicola  alla fine del trattamento, e con molta delicatezza (per evitare rigature), con un pezzetto di carta igienica molto morbida. Un altro problema dell'acqua sono le impurità (anche le bollicine d'aria dovute alla pressione provocano problemi), le particelle in sospensione che si attaccano all'emulsione in modo pressochè impossibile da togliere senza rovinare la pellicola (e poi sulla stampa si vedranno i famigerati puntini). Le stesse particelle possono rigare meccanicamente la pellicola durante le operazioni di agitazione e lavaggio finale. Sono in vendita dei filtri per l'acqua da applicare al rubinetto. Un metodo economico alternativo è quello di prendere l'acqua e farla riposare un paio di giorni prima di usarla, le particelle cadranno sul fondo del recipiente e le bollicine d'aria scompariranno. Cmq si tenga presente che nell'analogico la spuntinatura delle stampe è pressochè inevitalbile.

I bagni chimici non sono altro che soluzioni acquose preparate appositamente per lo sviluppo, si qcquistano nei negozi di fotografia, ma non sono già pronte, vanno preparate sul momento e poi conservate in modo opportuno. E' bene leggere attentamente le istruzioni del fabbricante, che deve indicare (non acquistate mai materiali di cui non conoscete le specifiche) le modalità di preparazione, di uso e di scadenza delle soluzioni. Tutti i bagni chimici a cui sono sottoposte le pellicole (ma anche le carte da stampa) sono infatti soggette a scadenza, in quanto la chimica si deteriora una volta preparata. La durata di un litro di soluzione preparata dipende dalla marca e dal tipo, può andare dall'usa&getta a svariati giorni, o svariati mesi (o anche anni). Sembrerebbe conveniente scegliere un prodotto a lunga scadenza, così si risparmiano soldi.

In realtà così non si sfrutta il grande fascino del B/N che è appunto la varietà del trattamento e la varietà dei risultati. Comunque, sconsiglio vivamente, specie se si è alle prime armi, di entrare nella spirale infinita di provare tutte le possibili combinazioni di marca e tipo di pellicola, sviluppo, tempo, agitazione, non ne uscirete più (le possibili combinazioni rasentano l'inifnito) ed imparerete pochissimo. E' invece conveniente rimanere fedeli (almeno per i primi 10-20 rulli sviluppati) ad un tipo di pellicola, uno di sviluppo, un tempo di sviluppo ed un modo di agitazione, c'è chi ha fondato il proprio stile proprio sull'accopiata pellicola-rivelatore e modo di agitazione. Ad es. un classico cavallo di battaglia dei fotografi famosi di tutti i tempi è la Kodak Tri-X sviluppata nell'Agfa Rodinal.

 - Sviluppo

Il bagno di sviluppo serve a rivelare l'immagine impressa dalla luce sulla pellicola. La pellicola rimane immersa nel bagno di sviluppo per un certo numero di minuti (vedremo in seguito tutti dettagli), fino a che lo sviluppo non è terminato. Quanto tempo la pellicola debba stare dentro il bagno di sviluppo dipende da cosa vogliamo/dobbiamo fare. Il fabbricante consiglia un certo numero di minuti. Ma quello è solo un valore di partenza. Aumentando il tempo stiamo "tirando" la pellicola (in inglese il termine è trattamento "push"), ovvero stiamo aumentando l'esposizione in fase di sviluppo, il negativo verrà più scuro e contrastato. Diminuendo il tempo, viceversa, stiamo sottosviluppando la pellicola (in inglese il termine è trattamento "pull"), il negativo verrà più chiaro e meno contrastato. Imparando a conoscere i materiali che usiamo (pellicola e rivelatore) riusciremo a scattare tenendo conto della luce che c'è al momento dello scatto e poi compensando opportunamente in fase di sviluppo. Ad es., se stiamo scattando in teatro con poca luce, sottoesporremo la pellicola, per poi tirarla in sviluppo. Se invece siamo in una giornata di sole che spacca le pietre e stiamo facendo un paesaggio classico, volendo salvaguardare le ombre, dovremo sovraesporre in fase di scatto e poi sottosviluppare in fase di sviluppo. Otterremo un negativo morbido e molto più facile da stampare. Con l'avvento della scansione e l'utilizzo delle tecniche di camera chiara queste accortezze possono sembrare superate. In realta, se si stampa all'ingranditore un negativo, tenere conto del contrasto e dell'esposizione in fase di sviluppo fa la differenza tra una stampa che si fa quasi direttamente ed una in cui bisogna fare i salti mortali tripli carpiati per ottenere il risultato voluto. Il trattamento push o pull non è adatto o possibile con tutte le pellicole e rivelatori. L'HP5 400 ISO nel Microphen l'ho usata tantissimo per la fotografia di teatro, esposta e sviluppata per 1600 ISO (ma regge discretamente anche 3200) e stampata poi su carta gradazione 1 o 2 (basso contrasto) ha una resa molto bella. L'Ilford FP4 125 ISO è adattissima alla tecnica del pull, esposta a 64 ISO e sviluppata di conseguenza ha una latitudine di posa e nitidezza invidiabile, grana assente. Cmq è sempre questione di gusti, come in tutte le cose, alcuni amano tantissimo la resa della Kodak TMax nel rivelatore TMax, a me non piace troppo. Dipende, è tutto soggettivo, e sperimentare è la cosa più divertente in questo campo.

Gli sviluppi che ho usato e che conosco meglio sono l'Ilford Microphen, l'italianissimo ed ottimo Ornano ST33, l'Agfa Rodinal, ed il Kodak TMax. Ognuno ha una sua resa con una data pellicola e con un dato tempo di sviluppo, una data agitazione, etc etc, come già detto, occorre sperimentare un solo tipo alla  volta e conoscerlo. Gli sviluppi possono essere liquidi o in polvere. I liquindi (ST33, Rodinal, TMax) sono più facili da preparare, mentre quelli in polvere sono più noiosi, anche perchè per sciogliere bene la polvere nell'acqua, occorre agitare molto e ad  una certa temperatura (tra l'altro le polveri da sciogliere nel caso del Microphen sono due), e poi attendere che il tutto si freddi alla temperatura di esercizio dello sviluppo, che è normalmente di 20 gradi (fa eccezione il TMax che si sviluppa a 24 gradi). Però la resa del Microphen per tirare la pellicola a me piace tanto e mi sobbarco volentieri questa scocciatura della polvere.

 - Stop

Lo stop è il bagno che segue lo sviluppo. Serve ad arrestare lo sviluppo, che altrimenti procederebbe. L'arresto è quasi istantaneo, un bagno di sviluppo fresco agisce subito, e dopo circa 20 o 30 secondi normalmente si può passare alla fase successiva. Ho sempre usato l'Ilford Stop, è un liquido arancione ed è economino e diffuso.

 - Fissaggio
 
Il fissaggio è l'ultimo bagno, e segue lo stop. Serve a fissare permanentemente l'immagine sul negativo, in pratica stabilizza l'emulsione impressionata dalla luce ed appena rivelata dallo sviluppo. Se esponessimo alla luce un negativo sviluppato ma ancora non fissato esso svanirebbe del tutto, perchè appunto non è stato "fissato". Il fissaggio Ilford Rapid Fixer è il mio fissaggio standard, economico e diffuso.

 - Imbibente

E' una sostanza che serve come risciaquo finale delle pellicole, e serve a far scivolare via le gocce d'aqua residue, in modo da non far formare macchie sull'emulsione (poi visibili in stampa). Per non sprecare soldi, si può prendere un comune sapone liquido (o shampoo) neutro, ne basta una mezza goccia nel risciaquo finale. Alternativa all'imbibente è l'acqua distilata. Una bella doccia di acqua distillata sulle spirali appena estratte dalla tank toglie via efficacemente l'acqua calcarea in eccesso.

 - Attrezzatura
 
Una volta visti i materiali chimici, vediamo di cosa altro abbiamo bisogno. Dobbiamo comprare una tank. La tank è un contenitore di plastica nera a tenuta di luce. Normalmente si possono sviluppare due rulli alla volta, ma ci sono tank grandi da 4 o più rulli. La mia è da due. Al buio, la pellicola va avvolta all'interno di una spirale (una per rullo) di plastica (ci sono modelli di metallo, ma non li conosco, non li ho mai usati) a partire dall'esterno e poi fatta rotolare verso l'interno (vedremo in seguito come). Le spirali sono poi inserite dentro la tank, su un perno in plastica e poi viene chiuso il tappo a vite. A questo punto si può accendere la luce. La tank è dotata di un tappo che consente ai liquidi dei bagni di entrare (ma NON alla luce) ed all'aria di uscire.

Avremo bisogno di un termometro. Infatti, tutte le operazioni si svolgono a 20 gradi, e dobbiamo poter misurare la temperatura dell'acqua e delle soluzioni. Un termometro comune è più che sufficiente, ci sono economicissimi termometri ad alcool nei negozi di fotografia (io ho quello), volendo esagerare si può comprare un costoso termometro digitale a sonda. In realtà se si opera a 19 o 21 gradi cambia poco (almeno con le pellicole Ilford), e cmq basta compensare col tempo di sviluppo. L'importante è non fare lo sviluppo a 25-26 gradi o più, ci potrebbero essere danni seri alla pellicola. Al contrario, operando a temperature troppo basse, tipo 12-13 gradi, la reazione dello sviluppo non parte proprio, avremo negativi fortemente sottosviluppati, anche in questo caso immagini da buttare.

Altra cosa da avere sono dei bottigloni "a fisarmonica". Sono dei bottiglioni di plastica che possono variare facilmente la loro capacità accorciandoli a fisarmonica. Servono a conservare le soluzioni una volta preparate, e devono essere sempre piene fino all'orlo. Infatti la chimica a contatto con l'ossigeno dell'aria si deteriora rapidamente, e quindi dopo aver utilizzato una certa quantità di liquido da un bottiglione bisogna accorciarlo fino a far raggiungere di nuovo l'orlo del tappo al livello del liquido stesso. Serviranno minimo tre bottiglioni da un litro, uno per ogni soluzione, si comprano a pochi euro nei negozi di fotografia.

Servono poi tre caraffe graduate, quelle di plastica da un litro che si trovano nei negozi per casalinghi sono perfette, costano pochissimo. Devono essere trasparenti e devono riportare chiaramente indicata la scala di capacità in cc. Servono a preparare i bagni chimici. NON VANNO MAI SCAMBIATE. Etichettatele subito con un pennarello indelebile e NON usate mai, ad es. la caraffa delo sviluppo per preparare il fissaggio, o viceversa. Questo perchè i bagni si inquinerebbero a vicenda, con risultati imprevedibili.

Ultima cosa che serve è un timer. Una comune sveglia o orologio da parete andrà bene. Serve a misurare con precisione il tempo, anche se abbiamo tutte e due le mani occupate.

Tenete a portata di mano un paio di forbici e mollette da biancheria pesanti in legno.

 - Locale di lavoro, precauzioni
 
Si può sviluppare in un qualsiasi locale oscurabile e con acqua corrente. Un classico, nelle nostre case, è il bagno. Lavorando di sera, con le tapparelle abbassate, si crea un buio efficace. Anche uno stanzino è buono, anche questo buio assoluto. In realtà il buio non serve per tutte le operazioni, ma solo all'inizio, quindi possiamo caricare la tank al buio in un luogo a noi più comodo (anche se non c'è l'acqua), e poi dirigerci nel locale dotato di acqua per sviluppare i rulli caricati.

Fate attenzione all'uso dei prodotti chimici, sono dei veleni, regolatevi come fareste ogni volta che manipolate i detersivi e gli altri por non toccate cibi con le mani sporche e lavatevi bene la mani dopo aver trafficato con le sostanze chimiche, leggete attentamente le istruzioni allegate. Non scegliete mai la cucina per operare, i rischi di contaminare il locale, le stoviglie o i cibi con sostanze chimiche è concreto.

 - Conclusioni

Ci sarebbero tante altre cose da dire, lo faremo nella prossima puntata. Per ora se vi interessa, procuratevi il materiale necessario e predisponete l'ambiente di lavoro. Come al solito, domande e suggerimenti sul forum dedicato allo sviluppo B/N.

Andrea Conti

 

   

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