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- Introduzione
Ciao a tutti, con la puntata odierna affrontiamo il discorso relativo alla pellicola negativa, in particolare quella a colori.
La negativa colore è stata per decenni la regina incontrastata della fotografia, nel senso che era il supporto più venduto e diffuso, tutti la usavano, sia nelle reflex che nelle compatte, nella usa&getta, sia i professionisti della cronaca, fotogiornalisti, reporter, matrimonialisti, sia dilettanti e fotoamatori (la diapositiva rimaneva territorio dei paesaggisti e reportage geografico). La pellicola negativa colore era quelle che ci si portava in vacanza, si tornava e si "sviluppavano" le foto in 10X15.
Perchè parlo al passato? Me lo chiedo anch'io.
Oggi con l'avvento del digitale la negativa colore appare "superata", perchè darsi tanta "pena" per comprare e portarsi dietro i rullini, riportarli al laboratorio, tornare di nuovo al laboratorio dopo un giorno o due per prendere le "stampine"? Senza neanche poter controllare in tempo reale l'istogramma o i colori? La risposta a queste domande si trova facilmente andando e vedere le bellissime fotografie di molti autori di Fotoarts. Non voglio (e non posso) far torto o favore a nessuno, ma cito "comunque" e "Lu" come i primi due nomi che mi vengono in mente (ce ne sono moltissimi altri, non li ricordo ora ma è come se li avessi citati tutti quanti) per dimostrare che la pellicola negativa colore, con le sue caratteristiche particolari, non solo non è affatto morta, ma che è molto usata ed apprezzata, e che conquista spessissimo la copertina di Fotoarts.
Vediamone le caratteristiche principali.
- Caratteristiche La negativa, come dice il nome, è una pellicola che produce un negativo fotografico che ha bisogno di essere stampato o scansionato (con annessa inversione) per poter essere visionato. A differenza della diapositiva, che è un prodotto finale, la negativa non produce una foto ma un prodotto intermedio, che ancora deve essere finalizzato. Questo è il grande fascino, il grande pregio, ma anche il grande difetto della negativa colore. Che vuol dire tutto ciò? Vediamo meglio.
Io dico sempre che il negativo è come lo spartito, la stampa è l'esecuzione della musica. Nel negativo ci sono (o ci dovrebbero essere) tutti i dettagli della scena inquadrata, sono lì a nostra disposizione, fissati, come le note sullo spartito. Il musicista (lo stampatore) arriva e lo suona (stampa il negativo, o lo scansiona); cambiando l'esecutore cambia la musica, pur essendo lo spartito, le note, esattamente le stesse. E' per questo motivo che la musica classica ha (ed avrà sempre) fascino, è intramontabile, non muore (e non morirà) mai. Perchè cambiando il direttore d'orchestra ed i musicisti si possono ascoltare infinite versioni dei "Quadri di un'esposizione" di Mussorgsky o dell'"Estro Armonico" di Vivaldi. Il negativo va interpretato, la stampa (o la scansione) è importante quanto la ripresa, a volte anche di più, è come se si fotografasse la scena per la seconda volta.
E' per questo che spessissimo (diciamo al 95% dei casi) io non ero soddisfatto delle stampine del laboratorio, che sono poco più che provini, stampine fatte in serie da una macchina stupida, che non conosce (e non può conoscere) le nostre intenzioni, non può sapere quali ombre vogliamo chiudere, quanto contrasto vogliamo dare, che tipo di colore e resa vogilamo ottenere, et etc. Bisogna tornare al laboratorio, parlare della stampa definitiva (ad es. in 20X30) ed ordinarla. Bisogna tornare poi a ritirarla, verificare che sia proprio come la volevamo noi, eventualmente dopo una piccola discussione (se il laboratorio fa storie) farla rifare, eventualmente non tornare più in quel laboratorio e cercarne un'altro, ricominciando tutto da capo.
Pregi e difetti come in tutte le cose di questo mondo. Vedremo dopo come ovviare a questi problematiche e come sfruttarle a proprio vantaggio. Iniziamo intanto a vedere le caratteristiche fisiche, sempre dal punto di vista pratico ovviamente, nessuna teoria inutile.
- Marche e sensibilità
La regina delle negative colore era la 100 ISO, Kodak, Fuji e Agfa la facevano da padrone. Oggi rimane Fuji al vertice, Kodak un pò defilata, Agfa purtroppo è sparita (rimpiango ancora la meravigliosa Agfa Ultra 100, era la Velvia delle negative). 100 ISO oggi possono sembrare pochi, molte digitali partono dai 200 in su. In effetti sono pochi, dipende che dobbiamo fare. Volendo fare paesaggi o mossi in pieno giorno 100 ISO sono perfetti, abbiamo grana inesistente (esponendo correttamente, dopo affronteremo anche questo discorso), colori brillanti, stampe ottime. Le 100 ISO che più ho usato sono le Fuji Reala e Superia. Diciamo subito una cosa. Con le negative colore, se il laboratorio non è buono, la differenza tra una stampa fatta da una costosa professionale da ritratto 160 ISO (anche 6 euro a rullo) e la pellicolina del supermercato (1.5 eu a rullo) può essere nulla. Per lavorare con le negative buone il laboratorio deve essere professionale e tutta la catena della qualità deve essere omogenea, pena spreco di soldi ed imprecazioni varie. Un buon laboratorio costa, ma una volta trovato vale altrettanto.
La sensibilità dei 160 ISO è adatta al ritratto, ad es. le Kodak Portra (version VC, colori vividi, ed NC, colori naturali). Le Portra esistono anche in versione 400 ISO e cromogenica (pellicola negativa colore ad un solo colore, ovvero toni di "grigio"). La cromogenica che più conosco è la meravigliosa Ilford XP2 SUper 400 ISO, economica e si può stampare sia su carta colore che in camera oscura su carta B/N. Anche la Reala è da ritratto. Queste pellicole sono caratterizzate da toni delicati, buona nitidezza, resa dell'incarnato eccellente, basso contrasto.
La 400 ISO è la pellicola universale. Consente di scattare nell80% dei casi che comunemente si presentano. La grana è ancora contenuta e si nota veramente solo negli ingrandimenti dal 30X40 (sempre esponendo bene ... ). Buone 400 ISO sono le Superia, diffuse ed affidabili. Anche le Kodak Supra sono ottime, non so se ancora le fanno.
Il territorio delle 800 e 1600 ISO è dominio di Fuji, almeno per quel che mi riguarda. Conosco bene le Superia 800 e 1600, le ho usate tanto nella fotografia di scena in teatro, accanto al B/N. Queste pellicole sono critiche per l'esposizione; se si vuole un risultato nitido e pulito, ma si sbaglia l'esposizione, si ottiene facilmente materiale buono per finire dritto dritto nel cestino. Se invece si cerca un altro tipo di risultato, allora queste sono le pellicole più interessanti, e sono quelle da utilizzare per dar filo da torcere al digitale.
- Esposizione e latitudine di posa La negativa colore ha una latitudine enorme, fino a 400 ISO l'esposizione può variare in alcuni casi da -2 +3 senza che la foto cambi, in tutte le pellicole, anche quelle economiche del supermercato, se si espone sbagliato da -1 a + 2 la stampa del laboratorio è identica, almeno quella 10X15. Nei primi tempi facevo esperimenti d'esposizione, non cambiava niente. E' per quello che sono passato alle diapositive. La diapositiva la controllo io, la negativa la controlla lo stampatore (o lo scansionatore ...).
La grande latitudine di posa è stata la chiave del successo e della diffusione di questo tipo di pellicola. Mettendo in matrix o media a prevalenza centrale una macchina analogica, mettendo tutto in automatico ed inserendo un rullo da 200 o 400 ISO, si riesce a non sbagliare un colpo, la foto viene sempre (e se non viene si recupera facilmente in stampa). Bisogna solo concentrarsi sul soggetto e sull'attimo da cogliere.
Se si vogliono risultati puliti, nitidi, brillanti (ad esempio nel paesaggio, nella macro, in un certo tipo di ritrattistica, etc etc...), nel dubbio conviene sovraesporre. E' pratica comunissima mettere dentro una 400 ISO ed impostare 200 ISO nella macchina. A differenza delle diapositive che sono terribili se sovraesposte, nella negativa colore (volendo risultati puliti e brillanti) il "nemico" da combattere è la sottoesposizione. La Superia 400 ISO, ad es., già sottoesposta a più di uno stop mostra grana ed impastamento generale dei toni. A 200 è nitida ed incisa come resa. Dipende da quello che si vuole fare ed ottenere, e spesso il peggior nemico può diventare il miglior alleato. La Superia 800 e 1600 è ancora più sensibile all'esposizione, la 1600 a -2/3 di stop è fangosa e granosa, a +2/3 è perfettamente nitida (grana accettabilissima). Uno dice: "ma come, mi compro una 1600 a 5 Eu a rullo e poi non ne sfutto tutta la sensibilità, esponendola come se fosse una 1000 ISO?" Se si vuole pulizia si, è l'unico modo. Se invece si cerca un risultato poetico, indefinito, granoso ed incerto, la sottoesposizione sistematica del negativo colore è la chiave del successo, certi colori particolari, certa grana delicata, certi contrasti, si ottengono solo così, e non conosco sistemi digitali che siano in grado di simulare queste cose in modo efficace ed indistinguibile dall'analogico. Ed è un risultato che con certi soggetti e certe focali può essere meraviglioso.
Può valere veramente la pena sperimentare (o tornare a sperimentare) queste cose, in piena era digitale.
- Scansione
L'unico modo per controllare tutto il processo fotografico con la negativa è la scansione. Avendo uno scanner per pellicola, anche economico come il mio, si possono ottenere file che si possono portare in stampa avendo la (quasi) certezza del risultato. Si elimina quasi del tutto l'aleatorietà della variabile "laboratorio", che deve solo sviluppare correttamente il rullino e fornire i negativi imbustati uno per uno. Questo è il metodo più economico per fotografare analogico, il più conveniente. Con la pellicola 100 ISO del supermercato, solo sviluppo, si può spendere solo 2-3 Eu a rullo, per avere il negativo in mano pronto per essere scansionato e poi archiviato (senza problemi di copyright, di file che si perdono, di backup, di HD che si riempiono, etc etc ... ). Ovviamente, non farei mai un lavoro importante con la pellicola del supermercato ... :-) :-)
Nella scansione della negativa il sw di scansione conta quasi più del mezzo hw. Vuescan è ottimo ad es. rispetto al sw originale della Konika-Minolta. Riconosce tantissimi tipi e marche di pellicole, ne corregge automaticamente le dominanti tipiche, aggiusta opportunamente la curva di contrasto studiata per quella pellicola, addirittura si può scansionare una pellicola come se fosse un'altra, creando effetti particolari e tutti da sperimentare, per chi è appassionato di queste cose.
Il problema della scansione del negativo è lo stesso dello "sviluppo" del RAW, ovvero la mancanza di un riferimento certo che non sia la propria memoria. Se si cercano risultati realistici, se ad es. si vuole esattamente la stessa dominante di quell'arancione stupendo che avevamo visto al tramonto, l'unico modo è quello di ricordarcela e tentare di rifarla dopo la scansione (o in fase di sviluppo del RAW), cosa molto difficile, la memoria inganna. Con il jpg o la diapositiva questo problema non c'è. Una soluzione digitale è quella di scattare sia in RAW che in jpg, ma così facendo occorre il doppio dell'occupazione di memoria. Ogni cosa ha il suo prezzo.
- Conclusioni Bene, anche questa puntata volge al termine. Spero che sia stata di vostro interesse, invito a rivolgere eventuali domande o chiarimenti sull'apposito forum.
Ciao.
Andrea Conti.
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