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- Introduzione
Eccoci giunti alla terza puntata sulla pellicola. In questa puntata concluderemo insieme il discorso sulle diapositive, esaminando aspetti come la visione, l'archiviazione, la scansione e la stampa delle dia. Spero sia tutto chiaro e di vostro interesse, ovviamente si potrebbero scrivere libri interi sulla pellicola ed in particolare sulla sola diapositiva; noi nell'arco di tre puntate abbiamo visto un pò i fondamentali. Sono sempre aperto, per chi lo volesse, ad approfondire qualche aspetto di vostro interesse particolare legato alla dia o qualche cosa a cui non ho pensato, o fatto in tempo a trattare nel corso di queste ultime tre puntate, al solito vi invito a scrivere sul forum dedicato alla pellicola ogni vostra eventuale richiesta di modifica o dubbio che vi fosse sorto, risponderò con piacere a tutti.
Bene, iniziamo.
- La proiezione La diapositiva ha la sua ragion d'essere soprattutto se proiettata su grande schermo, è lì che dimostra la sua magnificenza ed il suo impatto, dal contenuto emozionale a mio avviso superiore a qualsiasi stampa o monitor di computer. Un bellissima fotografia, proiettata su due o tre metri di lato può far veramente commuovere, specialmente se siamo appena tornati dalle ferie ci scapperà sicuramente la lacrimuccia .... :-)
Il modo migliore è comprare uno schermo di visione su treppiede, costa veramente poco. Con 100 Eu si prende un tre metri di lato, con 50-70 Eu un due metri di lato. Gli schermi da proiezione ci sono di due tipi: perlinato e liscio. Il perlinato ha una superficie ruvida, tipo "neve", ed è molto più "luminoso", le immagini sembrano risplendere di luce propria. E' attrattivo, ma a me non piace, perchè se non è buono si vede tutta la grana del perlinato, specialmente nel cielo ed aree di colore uniforme, ed inoltre c'è anche un altro svantaggio. La visione è buona infatti solo su un ristretto angolo, già se vediamo lo schemo non proprio centrati ma magari un pò a sx o dx l'immagine si "spegne", non è buona. Io consiglio il tipo liscio, si vede bene da tutte le angolazioni e costa pure meno. Lo spazio occupato da uno schermo di proiezione chiuso è ridicolo, sta in un angolino della casa, magari vicino all'aspirapolvere o sotto il letto. Chi ha la fortuna di avere una parete bianca sgombra (stuccata ed intonacata, cioè liscia), può tranquilamente usarla, io ho fatto così per anni senza alcun problema.
L'altro componente fondamentale è il proiettore. Non vi spaventate, non costa molto, con lo stesso prezzo di un paio di schede di memoria vi comprate un bellissimo proiettore per dia, ormai costano così poco. Da una semplice ricerca su ebay ho trovato due Leica P150, che è il proiettore che ho io, ad 80 Eu. E' un modello dall'ottimo rapporto qualità-prezzo, l'obiettivo è garantito dal nome Leica, autofocus, piedini regolabili, lampada che si cambia in un secondo (abbiatene sempre una di riserva, tipicamente si rompe sempre durante la proiezione con gli amici, figuraccia incredibile ... :-) ); insomma, è un modello di base ma ha tutto quello che deve avere un buon proiettore. Il bello è che se la diaproiezione vi prende veramente (è una specie di malattia, si rischia veramente grosso ... :-) ), potete sostituire l'obiettivo di base con uno di migliore qualità, la differenza si vedrà tutta (io ho cmq quello di base). Oppure cambiare l'obiettivo di base serve anche a modificare la larghezza della proiezione. Infatti, come nella fotografia in ripresa, un "grandangolare" proietterà un'immagine ben più grande di un "normale", a parità di distanza dallo schermo. Quindi, se volete tre metri di proiezione, ma non potete allontanare molto il proiettore (è un classico nelle piccole case moderne che si trovano nelle città) con un bel grandangolare risolvete la situazione.
La proiezione è come un rituale, dovete avere la passione, se non ce l'avete lasciate perdere, ma vi consiglio di provare, magari a casa di qualche amico che ha già tutto. Vi garantisco che se vi prende è veramente come una malattia. Aprite lo schermo, ed oscurate un pò il locale (non deve essere buio, deve essere molto scuro, ma dovete vedere quello che c'è intorno a voi, tipo tapparelle semiabbassate). A questo punto posizionate il proiettore davanti allo schermo. L'ideale è un piccolo mobiletto di media altezza, un carrellino portatile, un treppiede con base, un mobiletto da quattro soldi di Ikea, uno sgabello da bar (qualunque soluzione che aguzzi l'ingegno). Questa è stata la mia soluzione per anni nella vecchia casa, uno sgabello da bar di Ikea pagato tipo 15 eu, piano e dell'altezza giusta, il proiettore ci andava giusto giusto. Le diapositive si inseriscono nell'apposito carrellino (chiamato "caricatore"), a testa in giù, cioè sottosopra, questo perchè nella proiezione poi l'immagine verrà correttamente ribaltata. In pratica dovete inserirla così:

Nella prossima figura vediamo i caricatori per diapositive.

I carrellini portadia per proiettori hanno su uno dei lati corti una specie di "pallino", come un "nottolino" che sporge in fuori (nella figura è cerchiato in rosso). Dovete inserire le diapositive nel caricatore mettendole con il lato in cui si trova questo "coso" vicino a voi, ed inserendole appunto a testa in giù, con il lato giusto della dia (la dia ha ovviamente due lati, sto parlando del lato di visione giusto) rivolto verso di voi. Ogni dubbio vi si chiarisce o leggendo le istruzioni del proiettore o se chiedete altre spiegazioni sul forum.
Ovviamente vi sconsiglio di inserire le dia una ad una poco prima della proiezione. Le dia è bene conservarle già pronte per la proiezione nel magazzini portadia in polietilene (mi raccomando, polietilene, non PVC, il PVC è quella plasticaccia che puzza appena ci mettete il naso vicino, è un materiale dannoso per voi e per le vostre amate dia, comprate solo magazzini in "polietilene"). Ogni magazzino standard ha due caricatori da 50 dia, per un totale di 100 dia. Componete la vostra collection di 100 dia e poi archiviatela (in un armadio, in uno scaffale, in una libreria, anche qui aguzzate l'ingegno). Quando vorrete riproiettarla basterà che prendiate il caricatore già pronto, lo inseriate nel proiettore ed il gioco è fatto, ci vogliono 2 minuti. Un consiglio: io vedrei proiettate le mie dia anche per due ore di seguito, ma i vostri amici vi devono volere moto bene per "sopportare" questo :-) Proiettatene sempre poche ma buone, un paio di caricatori da 50 è una proiezione media, di meno sono poche, di più possono essere troppe. Altro consiglio: non alternate mai dia troppo illuminate a dia scure. Ad es. non passate mai da una dia di un notturno o di un interno di chiesa al ritratto in pieno sole della vostra fidanzata, l'occhio farà fatica ad abituarsi e percepirà la foto scura come sottoesposta e quella chiara come sovraesposta. Fate sempre una selezione che sia un racconto, che abbia una logica, la sequenza deve essere fatta in modo che quando avete finito lo spettatore dica "Che bella storia!". E lì già siete soddisfatti. Il massimo è quando appena subito dopo vi dicono "Ma ne hai delle altre?" Allora lì vi scatenate, ma solo se ve lo chiedono, mi raccomando :-)
I doppioni, le dia a cui siete ferocemente affezionati e che non volete buttare, potete conservarle nei contenitori di polietilene trasparenti a taschine. Io non lo consiglio. Una dia o si tiene e la si gode per proiettarla (e quindi sta pronta nel caricatore), oppure si butta, non vale la pena spendere soldi per album, taschine trasparenti e quant'altro per dia che poi non si guardano mai o che si dovrebbero buttare. Meglio poche ma buone, la dia è un supporto particolare, non per foto di tutti i giorni. Era così in epoca analgodica, a maggior ragione in epoca digitale. Per tutti i giorni usate il digitale, ma se andate in un posto speciale portetevi dietro l'analogica con tre o quattro rulli di Velvia, al ritrno ne riparliamo ...
- La scansione La scansione è l'altro modo di fruire della dia. Ormai in epoca digitale è inammissibile che i nostri "capolavori" siano destinati ad essere visti solo tra le mura domestiche. La scansione permette di digitalizzare una dia e di renderla disponibile a tutti, subito pronta per essere massacrata sul sito ... :-) Il dettaglio di una Velvia correttamente esposta (magari in medio formato) ha dell'incredibile, se scansionata correttamente compete tranquillamente con i sensori full-frame attualmente in circolazione.
Consiglio: APPENA LE DIA TORNANO DAL LABORATORIO, NON LE PROIETTATE, NON LE TIRATE FUORI, MA SCANSIONATELE IMMEDIATAMENTE.
Scrivo maiuscolo, è importante. Vi eviterete la rogna della polvere, e conseguente lavoro di clone alla fine. Io c'ho perso la vita a clonare la polvere dalla dia vecchie. Ci sono modelli costosi che hanno un sistema infrarosso per eliminare la polvere dall'immagine, io purtroppo non ce l'ho. Sconsiglio i metodi sw per la rimozione della polvere, rimuovono tutti i dettagli fini della foto TRANNE la polvere. L'unico che funziona è quello ad infrarosso. Il mio scanner è molto economico e non lo fanno neanche più, non ha l'antipolvere e non ha la messa a fuoco manuale. Ma l'importante è la risoluzione ottica e la "dmax". La risoluzione ottica è quella che stabilisce la dimensione massima dell'immagine finale che esce fuori; il mio tira fuori, senza alcuna interpolazione, file di 30X40 cm a 300 DPI, vale circa 12-14 MPixel. La "dmax" è un parametro che stabilisce la massima densità che lo scanner è in grado di leggere, in pratica ci dice quanto riesce a "vedere" nelle ombre. Più è alto il valore, più legge nelle ombre.
Altro elemento fondamentale, il sw che si usa per lo scanner, fa la differenza a parità di scanner. Se uso il sw originale della Konika-Minolta con la pellicola negativa, tiro fuori delle cose penose, con le dia invece è ottimo. Il sw "vuescan" è ottimo con tutto, dia e negativo, bisogna perderci un pò di tempo con i settaggi (chi vuole consigli, sul forum ... ) ma poi ci tirate fuori scansioni da negativo (specie il B/N) che fanno paura per qualità.
Consiglio: la scansione è come fotografare, identico. Cercate di prendere tutto il dettaglio possibile dalla dia, ad ammazzarlo poi col contrasto e/o fotoritocco si fa sempre in tempo, ma non si può ricreare dal nulla se ce lo perdiamo. Tiriamo sempre fuori dei file puliti, a basso contrasto, con tutte le luci e le ombre della dia. Salvate la scansione in TIFF a 16 bit e spazio colore AdobeRGB se volete il massimo della qualità (ma anche dell'ingombro, il file del mio scanner pesa 80 MByte, se ho 300 dia da archiviare sono dolori ... ), in jpg ed sRGB per la massima maneggevolezza del file. Io in realtà lavoro a 16 Bit il TIFF in PS, una volta finito se è una foto importante archivio il TIFF, altrimenti salvo in JPG sRGB e poi butto il TIFF, tanto c'ho sempre la diapositiva, posso rifare la scansione.
Non vi preoccupate se il file vi sembra morbido e "moscio" dopo la scansione, mentre la dia è nitida e dettagliata. E' normale. Alla fine, ma solo alla fine, della lavorazione, date la maschera di contrasto, essenziale per recuperare la nitidezza perduta durante la fase di scansione e di lavorazione. E' importante capire che la maschera di contrasto (USM) ci vuole sempre. Anche le macchine fotografiche digitali ce l'hanno, si chiama "nitidezza" e si può regolare direttamente in macchina. Tutti i sensori, sia quelli delle macchine fotografiche che quelli degli scanner, hanno un filtro che abbassa la nitidezza, per non incorrere in altri tipi di problemi legati al campionamento del segnale analogico (il discorso è complesso e va oltre gli scopi del tutorial). Nel processo di scansione o di memorizzazione della luce sul sensore della fotocamera, la nitidezza si abbassa, è normalissimo. L'importante è ricordarsi di recuperarla alla fine, con l'USM.
- Conclusioni
Bene, abbiamo finito con le DIA. La prossima volta passeremo a vedere il negativo colore, poi alla fine vedremo il negativo B/N.
Ciao a tutti.
Andrea Conti.
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