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Copertina > Redazione > Tutorial > La pellicola - prima puntata
La pellicola - prima puntata - Di: andreasoft, Letto: 1476 - Del 20/01/2008

 

- Preambolo: analogico e digitale

Sono sincero. Fino a pochi anni fa ero un accanito nemico del digitale, credevo che fosse solo un gioco e che le cose serie si facessero con la pellicola. Dicevo, come tanti altri: "Il digitale non mi interessa, le emozioni le trasmette solo la pellicola".

Ma mi sono ricreduto.

Mi fa particolarmente piacere parlare dell'uso della pellicola in piena era digitale, perchè credo che il digitale non sia affatto antitetico rispetto alla pellicola, ma complementare. Un pò come il word-processor non è antitetico alla biro, oppure come l'agendina Moleskine (quella di Bruce Chatwin, il famoso scrittore e fotografo) non è antitetica al palmare con sistema operativo Windows, oppure come un buon libro di carta non è antitetico ad un ebook.

Si, perchè un conto è segnare un appuntamento sfogliando, toccando, sentendo, percependo la carta dell'agendina, un conto è fare la stessa cosa colpendo con piccoli tocchi di un affarino di plastica una superficie sensibile al tocco. Un conto è leggere un ebook su uno schermo luminoso, con ricerche testuali, hyperlink e collegamenti alla Rete globale, un conto è accomodarsi in poltrona sotto una luce calda e diffusa, musica jazz, e leggersi un libro di carta, sottolineandolo a mano ed andando a ricordarsi dove si era letta quella certa cosa che ci era tanto piaciuta. Un conto è ascoltare il jazz dalle cuffiette di un moderno iPod sulla metropolitana mentre si legge il giornale della mattina, un conto è ascoltare John Coltrane da un vinile pesante, su un buon giradischi collegato ad un impianto a valvole da 5 watt e diffusori monovia ad altissima sensibilità.

La differenza tra il mondo analogico e digitale è nelle sensazioni e prestazioni che ci vengono offerte. Nessuno prevale sull'altro, nessuno è più o meno importante, nessuno è più "nuovo" o più "vecchio", e (allo stato attuale) nessuno forse rappresenta il futuro o il passato. Si tratta di scegliere il mezzo giusto per fare la cosa giusta. Volendo documentare un viaggio nel deserto del sahara, a giorni di marcia dal posto abitato e dotato di energia elettrica più vicino, è convenientissimo portarsi dietro il moleskine di carta e la penna, non si perderà mai un appunto a causa del granello di sabbia che si intrufola chissà dove o delle batterie esaurite. Ricordo poi bene il mio professore di Basi di Dati (ovvero la scienza che studia i database informatici, cioè la memorizzazione dei dati in formato elettronico) che andava in giro con i foglietti di carta in tasca (!!!) per ricordarsi e segnarsi le cose; mi colpì molto vedere invece che noi studenti ci segnavamo di tutto nel calcolatore portatile, pure allo scritto ... (he he he :-) )

In definitiva,la diatriba tra analogico e digitale è pura apparenza, chi contrappone analogico e digitale scannandosi a parole, e sostenendo la "superiorità" dell'uno sull'altro credo non abbia percepito appieno i termini del problema, che invece secondo me si capiscono bene con questo esempio: digitale ed analogico sono come due camicie colorate, una rossa ed una blu. Scegliamo l'una o l'altra secondo la sensazione che vogliamo dare a noi stessi e/o agli altri, e secondo l'occasione e l'opportunità. Tutto il resto sono chiacchiere che lascio volentieri agli esperti di pixel più o meno piccoli, angolazione dei raggi sul sensore, dimensione dei granuli d'argento o spessore in micron del supporto sensibile della pellicola.

 - Introduzione

Questo tutorial sulla pellicola, come tutti gli altri, sarà meramente pratico. Parlerò al minimo possibile di cose teoriche (anche perchè non le so tutte :-) ), concentrando invece l'attenzione sull'esperienza diretta sul campo (anche qui non le so tutte, ma solo un pò di più di quelle teoriche :-) ). La teoria entrerà solo se e dove serve a suportare o chiarire meglio una particolare scelta operativa che andremo a fare stando sul campo con una macchina analogica appesa al collo. Ovviamente non potrò essere esaustivo, ma al solito sono graditissimi suggerimenti e consigli sul forum riguardo a come migliorare questo spazio e renderlo fruibile al maggior numero di persone. Fatemi sapere in corso d'opera se volete che approfondisca (nei limiti delle mie possibilità ovviamente) alcune parti anzichè altre, nei limiti del possibile cercherò di accontentare il maggior numero di persone. La trattazione degli argomenti è volutamente generica, nel senso che cercherò di fare un mix di livelli di approfondimento delle cose, in modo da cercare di non far sbadigliare i più esperti della pellicola e contemporaneamente di rendere interessanti le cose per chi la pellicola non l'ha mai usata.

Bene, iniziamo pure.

 - Cos'è la pellicola
 
La pellicola è un supporto chimico capace di immagazzinare un'immagine con ben determinate caratteristiche fino al momento del suo sviluppo. La capacità di mantenere inalterate tali caratteristiche è garantita fino alla "scadenza" della pellicola. Dopo la data di scadenza la pellicola si può ancora usare, ma magari i colori possono venire sbiaditi o ci posssono essere dominanti strane. Insomma, va consumata preferibilmente entro la data di scadenza.

Solo dopo lo sviluppo, l'immagine viene resa fruibile e visibile all'osservatore. In soldoni, la luce che arriva sull'emulsione (il lato della pellicola sensibile alla luce) scatena una reazione chimica che permette di "registrare" in modo permanente la fotografia. La catena degli eventi è questa:

 scelta pellicola --> ripresa --> sviluppo --> stampa (passo facoltativo)

La stampa lo indico come passo facoltativo solo perchè ci sono tipi di pellicole come la diapositiva che sono già  immediatamente fruibili subito dopo lo sviluppo (la diapositiva è un prodotto finale). Ma questo lo vedremo meglio dopo. La stampa è il passo ultimo di ogni processo fotografico, analogico o digitale che sia, ed è un metro di paragone oggettivo per giudicare una foto. E' inutile che ci si accapiglia sul web dicendo "io la vedo chiara", "io la vedo scura", analogico o digitale che sia, il giudizio finale lo si da sulla stampa o sulla diapositiva proiettata.

 - Che tipi ci sono?
 
La pellicola può essere (a grandi linee e semplificando) di due tipi:

 - negativa
 - diapositiva (da questo momento per brevità denominata "dia")

Entrambi i tipi possono essere:

 - a colori
 - in B/N
 
Le pellicole di qualunque tipologia si dividono poi in "amatoriali" e "professionali". Ci sono pellicole solo professionali (ad es. le dia Velvia o la Provia), oppure in entrambe le versioni; ad esempio la dia Fuji Sensia è la versione amatoriale, la dia Fuji Astia quella professionale. In realtà cambia poco, la Astia si appella "professionale" solo perchè è garantita la resa dei colori e dei toni entro la (breve) scadenza della pellicola ed anche indipendentemente dal lotto di produzione dei rullini. Questo è comodo per un professionista, perchè ha la certezza del risultato pvunqua abbia comprato la pellicola. La Sensia è la stessa pellicola, ma non è selezionata ed ha una scadenza maggiore, costa meno, ma può capitare che la resa sia leggermente differente tra un rullo e l'altro. Il mo consiglio è di comprare l'amatoriale, salvo diversa esigenza. Io ho praticamente sempre comprato la Sensia e non l'Astia.


 - Diapositive
 
La pellicola diapositiva ha come prodotto finale il fotogramma di pellicola stesso (proprio la stessa pellicola che abbiamo inserito nella macchina), sviluppato ed intelaiato in una struttura esterna di plastica (una specie di cornicetta che si chiama "telaietto"). Questa è una diapositiva montata nel suo telaietto:

 
Ormai se entriamo in un negozio qualsiasi e chiediamo una diapositiva in B/N è possibile che il negoziante manco sappia cosa sia. Purtroppo l'unica dia (almeno quella che ho usato io, ed era neravigliosa) in B/N era l'Agfa Scala, pellicola in grado di reggere contrasti anche di più di 10 stop, con un contenuto d'argento enorme e neri profondi. Purtroppo l'Agfa è fallita e la Scala non si trova più (o è molto difficile trovarla). Le diapositive in B/N si possono cmq ottenere da qualsiasi pellicola negativa B/N attraverso un opportuno procedimento chimico, che però è al di fuori dagli scopi di questo tutorial.

Se entriamo in un negozio di fotografia troveremo certamente invece rullini di diapositive a colori. La diapositiva è la pellicola che più assomiglia al digitale (ovvero, è il digitale, essendo nato dopo, che assomiglia alla dia ... ), anzi è proprio identico come concetto e caratteristiche. Infatti sia in analogico che in digitale jpg si scatta e si ottiene subito una foto fruibile, la dia va vista in trasparenza, mentre il jpg a monitor. Tutte e due le foto si possono stampare con lo stesso procedimento (previa scansione, nel caso della dia). La gamma dinamica di una dia e di un file jpg sono simili, è simile l'approccio all'esposizione per le alte luci, è simile la fruizione immediata. Se si sa dominare una dia, si passa al digitale in un attimo. La differenza, ovvia, è che la dia la vedo dopo due giorni, il jpg subito.

Ma se è la dia "uguale" al jpg, devo pure spendere i soldi per rullino e sviluppo per rivederla solo dopo due giorni, che la uso a fare? I motivi sono tanti. La dia è adattissima ancora oggi per foto di natura, paesaggi, fotografie di ampio respiro, lavori a tema. La dia deve essere proiettata per trasparenza su uno schermo per poter essere goduta appieno. Per chi non ha mai provato tale esperienza, è difficile descriverla a parole. Tra una foto vista a monitor ed una dia proiettata grosso modo c'è la stessa differenza che ci passa tra il vedere il film Matrix su un televisorino piccolo 4/3 ed un televisore enorme 16/9 con dolby digital surround. Una diapositiva ben esposta e proiettata su uno schermo di tre metri ti "proietta" di nuovo nella scena, sembra di volare dentro di essa, ti fa rivivere le sensazioni provate al momento dello scatto, possiede una profondità cromatica ed un senso di "realismo" spaventoso. E cmq un monitor o televisore di tre metri che costa 80 o 100 Eu (il costo di uno schermo per proiezione) ancora non l'hanno inventato. Ci sono dei sistemi di proiezione digitale, ma non hanno la stessa resa, almeno a parità di costo. Si tenga presente che un buon proiettore Leica (io ho il Leica P150) ed uno schermo anche di due metri è un'attrezzatura che chiusa sta in un piccolo angolino della casa e che a comprarla oggi costa una cifra ridicola (rispetto a quella che si dovrebbe spendere per un sistema digitale di pari qualità visiva).

La dia (al pari del jpg) è "didattica", se la foto viene chiara o scura, l'errore l'ha fatto il fotografo (e quindi si spera che la prossima volta non lo faccia più) e non photoshop o il tecnico di stampa. La dia è un riferimento oggettivo, tant'è vero che è comodissima da scansionare ed elaborare a monitor, avendo la dia sott'occhio si riesce a tirare fuori un file molto simile alla dia (che è già un prodotto finale). Viceversa sviluppando un RAW o scansionando un negativo (che non sono prodotti finali), l'unico riferimento è la nostra memoria della scena, spesso quanto di più soggettivo ed impreciso ci sia.

Le diapositive che ho usato maggiormente (e tra le poche attualmente rimaste in giro) e che conosco bene sono le già nominate Fuji Sensia, Velvia e Provia. La Velvia è la regina della fotografia di reportage geografico e di paesaggio (è attualmente usatissima dai fotografi del National Geographic), e recentemente mi sembra che la Fuji abbia ricominciato la produzione della mitica versione 50 ISO. I colori saturi e l'altissimo contrasto fanno della Velvia un supporto difficile e "scontroso", ma in grado di regalare emozioni splendide. La Sensia è delicata e pastellata, adattissima per il ritratto. La Provia è una via di mezzo tra Velvia e Sensia.

Per questa prima puntata abbiamo terminato. Il discorso è ampio e variegato, lo proseguiremo la prossima volta. Continueremo con le diapositive e poi inizieremo con le negative B/N. Parleremo anche di altri vantaggi di usare la pellicola in piena era digitale, ad esempio quello di poter mettere le mani su macchine ed obiettivi dalla qualità eccellente ad un prezzo inferiore a quella di una reflex digitale di plastica. Una macchina medio formato con ottica normale, oppure una splendida reflex meccanica o una bella Nikon F100 o F5, si trovano a prezzi abbordabili.

Utimo ma non ultimo vantaggio: la pellicola è tra quanto di meglio esista attualmente per evitare furti e frodi in campo fotografico. Senza parlare della sicurezza dell'archiviazione per il futuro.

Infine, uno svantaggio: nell'autovelox c'è la pellicola ... :-)

Fatemi sapere dubbi, perplessità, suggerimenti ed eventuali aggiustamenti del "tiro". Ciao a tutti.

Andrea Conti

   

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