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- Introduzione La volta scorsa abbiamo fatto una carrellata dei metodi d'esposizione comunemente disponibili nella maggior parte delle fotocamere, vedendone pregi e difetti e dando degli esempi per capire le loro caratteristiche potenzialità. Abbiamo infine visto come si misura in pratica la luce con un esposimetro.
A corollario di quanto detto, ed anche in base a quanto rilevato dai dubbi di alcuni utenti che non hanno a disposizione lo spot, aggiungo che chi non ha lo spot, se lo può fare "in casa", ovviamente solo con foto di paesaggio o comunque di soggetti statici. Infatti, basta impostare il metodo semispot (o matrix), mettere sulla fotocamera lo zoom più potente che avete, zoomate alla focale più lunga fino a riempire il mirino con il particolare che vi interessa misurare e prendete nota mentalmente dell'esposzione (tempo e diaframma). Smontate l'obiettivo, montate quello con cui dovete scattare (o lasciate quello lì, se è quello giusto), e scattate con la macchina in manuale impostando la stessa coppia tempo/diaframma che vi siete appuntati mentalmente prima. Il processo è lento e macchinoso, ma funziona egregiamente, ovviamente è impraticabile nella foto d'azione.
Veniamo agli argomenti della puntata odierna, sempre ricordando che sto cercando di fare un mix di argomenti più di base ed altri un pò più avanzati, in modo da accontentare le esigenze della maggior parte delle persone. Chiedo quindi al solito un pò di pazienza se le cose vi sembrano troppo facili/difficili. Bene, iniziamo.
- Tempi e diaframmi Se avete letto attentamente l'ultimo paragrafo della volta scorsa, quello prima degli esempi, vi deve essere saltato all'occhio una cosa strana, ho detto "muovete tempi e diaframmi". Anche nel precedente paragrafo di questa puntata ho nominato il termine "coppia tempo/diaframma". L'attento lettore dirà subito: "Che accidenti sono quest coppie e tempi e diaframmi?" Eccolo accontentato. Andiamo sempre su esempi pratici, come al solito. La luce è come l'acqua, ricordate? Se dovete far arrivare un certa quantità d'acqua (ad esempio per riempire un bicchiere o per lavarvi), avete due possibilità:
- aprire di molto il rubinetto, ma per poco tempo - aprire di poco il riubinetto, ma per molto tempo Nei due casi avrete sempre la stessa quantità d'acqua. Certo che se dovete sbirgarvi (è tardi e dovete uscire) adotterete la prima soluzione, se ve la prendete comoda allora fate pure con la seconda. Con la luce è la stessa cosa, solo che il "rubinetto" si chiama "diaframma" (il tempo è sempre il tempo, e si misura in secondi o frazioni di secondo, ad es. 1/125 di sec.); il diaframma non è altro che un buco attraverso cui passa la luce, e noi possiamo regolare la sua dimensione aprendolo o chiudendolo, esattamente come un rubinetto. Il simbolo del diaframma è "f/" seguito da un numero, maggiore è il numero e maggiore è la chiusura del diaframma. Ad es. il diaframma f/16 è più chiuso di f/8. Il significato di questi numeri è al di fuori dagli scopi del tutorial, vi basti sapere la differenza tra un diaframma aperto ed uno chiuso. Sull'obiettivo montato sulla vostra macchina avete una serie di numeri che possono partire da f/1.8 ed arrivare fino a f/22, questi sono proprio i valori di apertura del diaframma possibili con quell'obiettivo. Gli obiettivi che partono da valori di diaframma molto piccoli (ad es. 1.4) sono detti "luminosi", sono molto utili e consentono di scattare con pochissima luce, proprio perchè il diaframma si può aprire tantissimo in modo da far entrare parecchia luce. Un 50 f/1.4 o 1/8 è un obiettivo essenziale nel corredo di ogni fotoamatore, leggero, luminoso, compatto, economico e di grande qualità. Compratene uno per pochi soldi, anche usato, e portetelo sempre con voi, vi risolverà un mucchio di situazioni.
Allo stesso modo dell'acqua, una determinata quantità di luce può entrare attraverso l'obiettivo fino al sensore/pellicola in due modi:
- aprire molto il diaframma per poco tempo - aprire poco il diaframma per molto tempo La quantità di luce totale che entrerà sarà sempre la stessa, ma se dovete usare tempi veloci (per evitare il mosso ad es.) userete la prima strada, altrimenti la seconda (se volete foto mosse). Il diaframma regola anche altre cose (la profondità di campo ad es, o le aberrazioni dell'obiettivo), ma questo è fuori dagli scopi di questo tutorial.
- Automatismi
I tempi e diaframmi si regolano indipendentemente gli uni dagli altri se si imposta la macchina in manuale (simbolo comunemente presente sulla fotocamera: "M", fate riferimento alle vostre istruzioni). Altrimenti esistono gli automatismi. In tutti i casi, alla macchina deve arrivare sempre una precisa quantità di luce, determinata dalla misura dell'esposimetro.
- Automatismo a "Priorità di Tempi" (Simbolo "S")
Noi scegliamo un tempo, e la macchina sceglie il diaframma. E' come se noi diciamo al lavandino: "guarda, io ci voglio mettere un minuto a lavarmi". (adesso penserete che io sono un pazzo che la mattina parla coi lavandini e si lava in un minuto ... falso :-) ). Ed il lavandino apre il rubinetto quanto basta per avere la quantità d'acqua che mi serve in un minuto.
- Automatismo a "Priorità di Diaframmi" (Simbolo "A")
Noi scegliamo un diaframma e la macchina decide il tempo. E' come se io dico al lavandino: "guarda, io voglio poca acqua per lavarmi" (lo sapevo, ora penserete pure che mi lavo con poca acqua ... :-) :-) ). Ed il lavandino apre il rubinetto per un tempo sufficiente a lavarmi con poca acqua.
- Automatismo a "Program" (Simbolo "P") Questo lo vediamo più avanti, dopo aver introdotto il concetto di "stop".
- Uso degli automatismi
L'automatismo più utile per la maggior parte delle foto è quello "A", io lo uso nel 95% delle foto che faccio in automatismo. Oppure in manuale direttamente. Il manuale è molto utile con il flash (lo abbiamo visto nel precedente tutorial), oppure quando vogliamo controllare direttamente la fotocamera, oppure semplicemente perchè abbiamo sotto le mani una splendida fotocamera meccanica in metallo, tipicamente ad esposizione manuale. L'automatismo "S" è utile quando volete imporre un certo tempo d'esposizione, ad es. per fermare un aereo in volo o un uccello in volo. La stessa cosa la potete fare con l'automatismo "A":
- se volete tempi brevi --> aprite il diaframma - se volete tempi lunghi --> chiudete il diaframma
- Stop Abbiamo visto che l'apertura del diaframma si misura con un numero. Partendo da f/1.8, la sequenza di numeri possibili per il diaframma è questa (verificate la scala su un 50 f/1.8):
1.8-2.8-4-5.6-8-11-16-22
f/1.8 è l'apertura massima dell'obiettivo. f/22 è l'apertura minima (ci sono ovviamente obiettivi che arrivano a valori estremi differenti, ma la sequenza è sempre questa ). Tra un numero e l'altro la quantità di luce che entra raddoppia o si dimezza, e questa quantità si chiama "stop". Tenendo fermo il tempo, ad es ad 1/125 di sec, se passo da f/16 ad f/11 si dice che apro il diaframma di uno "stop", e sto raddoppiando la quantità di luce che entra. Se passo da f/11 ad f/16 si dice che chiudo il diaframma di uno "stop", e sto dimezzando la quantità di luce che entra.
Allo stesso modo per i tempi. tenendo fermo il diaframma, ad es. ad f/16, passando da 1/125 di sec. ad 1/60 di sec. sto allungando il tempo di uno "stop", viceversa se lo dimezzo da 1/125 ad 1/250. - Coppie equivalenti, automatismo "P" Abbiamo visto che l'esposizione è determinata dalla quantità di luce che l'esposimetro misura e che noi facciamo passare attraverso il diaframma per un certo tempo. Ovvero, l'esposizione è determinata da una precisa coppia tempo/diaframma. Ad es., l'esposizione corretta per un soggetto in pieno sole (a 100 ISO) è 1/125 di sec. ad f/16, in forma abbreviata 1/125@f/16. Ma questo non significa che dobbiamo per forza scattare con questa coppia. Per il discorso dell'acqua e del rubinetto fatto prima dovrebbe essere evidente che se io apro un pò il diaframma e diminuisco un pò il tempo ottengo sempre la stessa esposizione (la stessa quantità d'acqua, ricordate?). Cioè, se io ad es. parto da 1/125@f/16, apro di uno stop il diaframma e chiudo di uno stop il tempo (si guardi la scala degli stop vista nel paragrafo precedente), ottengo la coppia 1/250@f/11, e sempre la stessa esposizione. 1/125@f/16 ed 1/250@f/11 si dicono "coppie equivalenti", perchè danno la stessa quantità di luce, cioè la stessa esposizione. Anche 1/60@f/22 è equivalente ad esse. A che serve sapere queste cose? Serve ad avere consapevolezza di quello che stiamo facendo quando usiamo la macchina in manuale, ed a capire l'automatismo "P" (Program). Questo automatismo misura la luce e prende una coppia qualsiasi tra tutte le equivalenti, scattando con quella da lui prescelta. Molte macchine danno la possibilita di variare la coppia equivalente girando una rotella. Scattare in Program, Matrix ed autofocus significa affidarsi completamente alla macchina, la quale fa tutto lei.
- Esercizio Mettete la macchina in manuale. Misurate l'esposizione di una scena qualsiasi, segnatevi la coppia tempo/diaframma e scattate. Ora cercate alcune le coppie equivalenti e scattate di nuovo. Otterrete sempre la stessa foto esposta nello stesso modo.
- Compensazione Arriviamo finalmente alla "compensazione" dell'esposizione. Lo spazio a nostra disposizione è terminato, accenno brevemente e continuiamo nella prossima puntata in modo approfondito. La "compensazione" non è altro che il ragionamento che facciamo noi per agggiustare la misurazione fatta dall'esposimetro, la quale abbiamo visto essere valida e corretta solo per soggetti di tono medio. E se in una scena il tono medio non c'è? Questo capita spessissimo, ed ancor più spesso capita che il tono medio c'è, ma non si ha il tempo di misurarlo. Ad es. in questa scena:

Il tono medio ci sarebbe pure, ma prima che metto lo spot, misuro, ricompongo e scatto le ragazze se ne sono accorte ed io ho perso lo scatto. Però conoscendo la macchina so che la colonna bianca al centro, in bieno sole, provocherà sicuramente una sottoesposizione (facendomi perdere i dettagli delle ombre e delle ragazze), in quanto l'esposimetro riporta tutto al valore medio, ricordate? Giudico tale sottoesposizione in uno stop o giù di lì, ed allora che faccio? "Compenso" l'esposizione della macchina aprendo di uno stop rispetto alla misurazione che la macchina mi darà. Che faccio in sostanza? Vedo la scena da lontano, previsualizzo l'inquadratura in base all'obiettivo che ho montato (in questo caso un 28), imposto la correzione dell'esposizione a +1 (la prossima volta vedremo nel dettaglio tutto quanto), mi avvicino alla distanza che ritengo giusta, alzo la macchina e scatto in una frazione di secondo. Ecco il risultato, direttamente in jpg dalla macchina, pronto per l'uso:

Alla prossima puntata, e Buon Anno a tutti!
Andrea Conti
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