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Copertina > Redazione > Tutorial > L'esposizione - seconda puntata
L'esposizione - seconda puntata - Di: andreasoft, Letto: 2169 - Del 16/12/2007

- Introduzione
 
La volta scorsa abbiamo visto che cos'è l'esposizione, perchè è importante esporre bene, abbiamo iniziato a parlare dell'esposimetro e del suo funzionamento, sottolineando che non si tratta di un semplice strumento di misura e che tale misura va interpretata dalla nostra esperienza. Abbiamo poi introdotto il concetto di "tono medio", provando anche a fare qualche esercizio per beccare il tono medio in una scena. Per tale esercizio avevo raccomandato di riempire bene il mirino con l'oggetto preso di mira, spiegando che il motivo sarebbe stato chiaro in seguito. Bene è arrivato il momento di chiarire tale questione, prendendo in esame i vari modi a nostra disposizione per misurare la luce.

Devo fare purtroppo ancora un pò di teoria, perchè non mi è mai piaciuto sentirmi dire "fate così e basta" senza capire un minimo di quello che c'è dietro. Lo scopo del tutorial è pratico, ma l'esposizione richiede alcuni concetti teorici imprescindibili. Abbiate la pazienza di seguirli e vi troverete bene, ve l'assicuro. Ovviamente molti sapranno già questi concetti, chiedo pazienza anche a loro se li troveranno banali, ma per moltissimi non lo è affatto. Bisogna tenere conto delle esigenze di tutti. Bene, iniziamo.

 - Modo d'esposizione

Il "modo d'esposizione" consiste nel regolare il nostro strumento di misura della luce (l'esposimetro) per misurare la luce secondo una precisa modalità. Vediamo cosa significa con un esempio.

Immaginiamo di essere davanti ad una scena mozzafiato di paesaggio di montagna, pareti rocciose, cielo, un laghetto con degli uccelli bianchi al centro. Magari ci siamo arrivati dopo una bella scarpinata e ci godiamo il meritato riposo davanti a tale scena. Ci accorgeremo che inizialmente la guardiamo globalmente nel suo complesso, assaporandola; poi ci attirerà magari una parte abbastanza centrale, magari il laghetto che si trova proprio davanti a noi; infine concentreremo l'attenzione su un piccolo dettaglio, ad es. l'uccelo bianco posato sull'acqua, o una piccola macchia verde sul costone roccioso.

Il processo di esaminare una scena globalmente, poi un parte, poi un dettaglio di una parte è tipico del processo cognitivo visivo. Lo stesso accade con il processo cognitivo che è possibile fare con la luce. L'esposimetro permette di esaminare e valutare la luce su tutta la scena inquadrata, su una sua parte, o su un piccolo dettaglio. E noi possiamo scegliere una di queste tre possibilità. Riempire bene il mirino con l'oggetto durante l'esercizio era necessario perchè esso fosse indipendente dal modo d'esposizione impostato o dal tipo di macchina in vostro possesso. Con qualsiasi modo d'esposizione, se nel mirino c'è solo tono medio,la foto è correttamente esposta, basta scattare. Iniziate a sospettare il perchè sia importante avere toni medi nella scena, è comodo. Vi è mai capitato di farvi fare delle foto da qualche fotografo e lui vi abbia detto: "Non ti vestire con maglione nero, o camicetta rosa pallido, o cappotto bianco". Ora sapete il motivo. Quel fotografo era pigro e non voleva rischiare di sbagliare esposizione puntando l'esposimetro sul vostro abbigliamento.

Le tre singole modalità d'esposizione si chiamano:

 - Matrix
 - Semispot (Media a prevalenza centrale)
 - Spot
 
Non tutte sono presenti su tutte le fotocamere. Come regola generale (ovviamente non posso conoscere tutti i modelli presenti sul mercato) tutte le moderne fotocamere digitali ed analogiche hanno il matrix ed il semispot (anche le compattine), quasi tutte lo spot. Le fotocamere analogiche meccaniche ed automatiche non hanno il matrix, ma hanno il sempispot, le migliori hanno anche lo spot. Per trovare come impostare le tre modalità di esposizione dovete trovare dei simbolini normalmente presenti sulle fotocamere per contrassegnarle. Fate riferimento al manuale della vostra fotocamera, ma dovreste trovare dei simbolini che ricordano vagamente questi:

 - Matrix :     


 - Semispot:


 - Spot:       

Vediamo ora come funziona in teoria ciascun modo d'esposizione. Più tardi metteremo in pratica queste nozioni.

 - Spot
 
E' il modo più antico, presente fin dalle Leica a telemetro (le prime l'esposimetro neanche ce l'avevano). Lo spot è un modo che consente di misurare la luce su una parte piccolissima della scena. Normalmente l'area di misura è contrassegnata con un circoletto al centro del mirino, che può essere grande il 2-3% di tutto il campo inquadrato. Impostando lo spot si può concentrare tutta la capacità di lettura della  luce solo su un certo particolare della scena inquadrata, escludendo tutti gli altri. Ad es. si può misurare la luce sulla piume bianche dell'uccello nel lago stando comodamente seduti sulla panchina a 100 metri dalla riva, senza bisogno di avvicinarsi troppo e di far scappare il volatile. Lo spot è molto comodo e pratico (ma non facile da usare, come vedremo dopo), perchè permette di non riempire affatto il mirino col soggetto dell'esposizione, non occorre avvicinarsi ad esso. Vediamo un esempio:

Ho fatto ieri questa fotografia sul lungotevere. Volevo misurare solo la foglia a dx illuminata dal sole, ma non potevo avvicinarmi per riempire il mirino con essa, perchè era oltre il parapetto. Non sapendo ancora volare, ho messo lo spot, l'ho misurata ed ho scattato.
 
 - Semispot
 
Il semispot (detto anche "media a prevalenza centrale") è un modo d'esposizione che concentra la lettura della luce sul 20-25% del campo inquadrato dall'obiettivo. Nel mirino c'è un cerchio più grande, concentrico a quello dello spot, che delimita tale area. In realtà la misura con il modo semispot tiene in considerazione anche la luce che cade al di fuori di tale cerchio, ma con importanza minore, cioè la macchina fa una "media pesata" fra le ciò che è dentro al cerchio e ciò che è fuori. Diciamo che l'80% della sensibilità dell'esposimetro viene concentrato nell'area centrale (che appunto copre il 20% del campo inquadrato). Per capirlo meglio con un esempio pratico, è come quando noi guardiamo il laghetto di prima; L'80% della nostra attenzione è concentrato su una parte della scena, il 20% che rimane intorno non lo guardiamo direttamente, ma percepiamo la sua presenza con chiarezza con la visione periferica. Questo modo è utile quando non serve misurare chirurgicamente un piccolo particolare di una scena escludendo gli altri, ma quando dobbiamo misurare una parte significativa, tenendo presente anche il resto, ad es. il corpo di una modella contro uno sfondo, oppure la parete rocciosa contro il cielo. Vediamo un esempio.

Anche questa l'ho scattata ieri in una chiesa di Roma sull'isola Tiberina. Non volevo che la foto risultasse troppo chiara, visto che l'intero era proprio scuro. Per mantenere l'atmosfera del luogo ho puntato il semispot in alto, sulla parte dorata, ed ho scattato. La parte dorata è venuta di un ottimo giallo medio.
 
 - Matrix
 
Il matrix è il metodo d'esposizione più moderno e sofisticato, e si usa in genere quando non abbiamo il tempo di pensare (nel reportage spessissimo non ce n'è) troppo alla tecnica. Si scatta affidandosi all'automatismo. La scena viene letta e valutata su tutto il campo inquadrato. Detto in modo semplificato ma corretto, la macchina misura la scena in vari punti, e poi decide quali sono importanti e quali no, calibrando l'esposizione per le zone che lei ritiene importanti. Voi direte: come fa la macchina a sapere quali sono le zone importanti? In realtà non lo sa affatto (se non lo sappiamo noi, figuriamoci se lo sa lei!), la macchina fa una sua stima, un suo "ragionamento". Diciamo che ha una specie di memoria interna che gli dice quali sono le zone importanti.

Come diceva Antonio Lubrano: "La domanda nasce spontanea"; uno dice: "vabbè, allora che mi frega, visto che c'ho il matrix, che è automatico e capisce pure quali zone contano in una foto, metto in RAW, scatto sempre in matrix e finisco di leggere 'sta rottura di tutorial" :-)
E' possibile avere un atteggiamento del genere, se non fosse che un matrix perfetto (per quanto sia in effetti ottimo) ancora non l'hanno inventato. Il matrix spesso apre le ombre in modo eccessivo perchè pensa che il soggetto siano le ombre, oppure chiude le alte luci troppo perchè pensa che il soggetto ne abbia troppe, quando noi invece le volavamo belle alte. In sostanza, il Matrix ha il difetto di pretendere di essere "pensante" (sappiamo bene che gli unici esseri pensanti siamo noi umani) mentre in realtà è spesso imprevedibile. Certo, ha delle tendenze ben definite, ad es. spesso basta sottoesporre sistematicamente per ottenere buoni risultati, ma non è una regola certa.

Uno dice: "vabbè, ma io le ombre e le luci me le apro e chiudo come mi pare, scatto in RAW ed in Photoshop aggiusto tutto dopo lo scatto". Se fatto "consapevolmente" questo è un atteggiamento leggittimo ed anche valido, perchè ha i suoi pregi (ma anche i suoi difetti). Però se è fatto inconsapevolmente si rischia di toppare irrimediabilmente lo stesso lo scatto, anche in RAW. Vi faccio vedere un mio errore:

Qui ho esposto in Matrix scattando senza pensare, affidandomi alla macchina. Ma non avevo fatto i conti col tempo di scatto. Il posto era buio e scuro, la macchina ha fatto il suo dovere, riportando tutto al tono medio, ma per questo la foto è venuta mossa, da buttare. Ed era da buttare pure in RAW. Quindi di nuovo, l'esposizione bisogna considerarla, sempre. Se non avete capito perchè la foto è venuta mossa, non vi preoccupate. Il perchè ancora non ve l'ho detto per non anticipare alcune cose, ma vi sarà chiaro nel seguito, per ora fidatevi.

Un esempio in cui il Matrix è affidabile:

Quando ci sono fortissimi contrasti e ben bilanciati nella composizione, normalmente il Matrix ci prende ed è affidabile. Qui ho usato anche il flash per riempire le ombre del controluce.

 - Consiglio

Lo spot ed il semispot permettono di avere la certezza del risultato (avendo la necessaria esperienza, ovviamente). Sono prevedibili, assolutamente.

State imparando ad esporre, quindi vi consiglio di usare normalmente il semispot tutte le volte che potete; se non vi potete avvicinare troppo all'oggetto dell'esposizione usate lo spot. Altrimenti, se volete, usate pure il matrix, ma poi non mi venite a chiedere perchè la foto è venuta troppo chiara :-) La risposta purtroppo non ce l'ho, bisognerebbe chiederlo alla macchina, che ha fatto il "ragionamento" :-)

Il matrix io lo uso molto in realtà, è una gran cosa, abbinato al flash TTL specialmente, ma lo uso sapendo quando mi dà misure affidabili e quando invece non è il caso di usarlo.

 - Come si misura la luce

Vediamo come si usa l'esposimetro in pratica. Questo argomento è fortemente dipendente dalla fotocamera, fate riferimento anche al manuale di istruzioni.

In tutte le fotocamere c'è un'indicazione di quando l'esposizione secondo l'esposimetro è corretta e di quando non lo è. Mettete la macchina in manuale (così è più facile capire), individuate le rotelle o i controlli di tempi e diaframmi e guardate nel mirino. Normalmente c'è una scala con dei valori, simmetrici rispetto ad un valore centrale, e contrassegnati con i simboli "+" e "-". Nelle macchine meccaniche ci possono essere tre semplici led luminosi, uno sotto rosso, uno al centro verde, ed uno sopra rosso. In ogni caso c'è sempre un valore centrale, zero, questo c'è in tutte le macchine. Inquadrate nel mirino e muovete tempi e diaframmi; vedrete muoversi degli indicatori oppure accendersi dei led. Magari ci metterete  un pò, ma quando tali indicatori sono fermi al valore centrale (o il led verde, nel caso della macchina manuale, si accende) l'esposimetro ci sta dicendo: "Ok, basta così, è questa l'esposizione corretta". Voi non dovrete far altro che scattare. Avrete misurato la luce. Ma ancora non l'avrete valutata voi, l'ha fatto per voi la macchina. E non è detto che questo sia corretto.

Ma tutto questo è oggetto della prossima puntata, cioè la correzione della misura esposimetrica presa dalla macchina, insieme ad una disamina più approfondita di tempi, diaframmi e coppie equivalenti.

 - Esempi
 
Concludiamo con altri esempi.

Ho misurato le foglie in spot ed ho scattato. Poichè dalla misurazione è stato escluso lo sfondo in ombra, esso è venuto nero, come doveva essere.

Ho scattato la prima foto in Matrix, per non perdere l'attimo. Ma non mi sono fidato (ed ho fatto bene, perchè è venuta troppo chiara, la macchina ha aperto troppo le ombre). Ho scattato subito dopo, stavolta misurando in spot l'azzurro cielo a dx, ecco il risultato, che è quello da me ricercato e corretto.

Stessa situazione: prima esposizione Matrix:

Poi spot sulle parti illuminate:

Infine un esempio di due esposizioni, entrambe insoddisfacenti.

Prima foto in matrix:

Le persone hanno i contorni troppo bruciati, la macchina ha aperto troppo le ombre. Vediamo lo scatto misurando in spot il prato illuminato in controluce:

Questa è venuta troppo scura, me le persone sono correttamente esposte. Io preferisco questa all'altra, ma nessuna delle due è perfetta. Bisognava esporre in spot E compensare. Questo lo vedremo la prossima volta.

- Conclusioni

Sul forum lo spazio dedicato a dubbi e domande è sempre quello dal titolo "L'esposizione - prima puntata", useremo sempre quello.

Ciao a tutti.

Andrea Conti.

   

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