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Copertina > Eleco Foto Recensite |
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Elenco Foto Recensite
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Andrea Zac 18/07/2010
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Difficile operare una scelta tra le immagini di Eugenia Righi. Per motivi diversi, esse appaiono tutte estremamente piacevoli da osservare. Soggetti effimeri, talvolta quasi inesistenti si stemperano nelle morbide tonalità, si mutano e si disperdono nelle delicate atmosfere. Il talento visuale dell’autrice perviene a momenti di palpabile poetica espressiva tanto raffinata, quanto personale.
Mi sono soffermato su questa fotografia intitolata “Summertime” che risulta quanto mai rappresentativa della stagione in corso e del clima vacanziero che la contraddistingue. Ecco dunque un soggetto assolutamente banale: niente altro che una spiaggia attrezzata. Tuttavia, la pochezza della scena in se stessa, filtrata e permeata dal gusto di Eugenia, diviene un quadro in cui gli elementi risultano collocati con acuta perizia. La prospettiva conduce l’occhio dell’osservatore verso un mare che non si vede, ma di cui si percepisce con chiarezza l’immane presenza. Intensi e gradevolmente contrastanti i cromatismi. Impeccabile il posizionamento della linea dell’orizzonte e dell’ombrellone che, agitato dal vento, sembra quasi sul punto di staccarsi dal suo supporto e volare via, come l’aquilone a paracadute che si intravede sulla destra.
Andrea Zaccarelli, Venezia – 18 Luglio 2010
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Andrea Zac 18/07/2010
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Il formato quadrato scelto da Franco Mottironi (alias francoitaly) risulta normalmente meno dinamico di quello rettangolare. Tuttavia, questa fotografia, per effetto delle impeccabili soluzioni compositive adottate, appare tutt’altro che priva di movimento. In effetti, le gocce sembrano congelate come nel fotogramma di un filmato al rallenty, ma, inevitabilmente, inducono l’osservatore a prevederne l’immediato e successivo moto di caduta.
Nella propria scheda di presentazione, l’autore ci fa sapere di essere architetto e designer ed io trovo che quest’opera sia quanto mai esemplificativa di un’attitudine al visuale che ben s’addice a chi ha scelto di fare della grafica e della composizione il proprio mestiere.
Non solo, dunque, un perfetto ricorso alle regole del posizionamento degli elementi, ma anche una particolare attenzione all’effetto delle tonalità, così gradevolmente sobrie e modulate con maestria nel riuscitissimo scopo di evidenziare le forme sferiche ed il senso di guizzante liquidità su uno sfondo staticamente bidimensionale.
Un lavoro eccellente, di ardua realizzazione e rifinito con innegabile buon gusto.
Andrea Zaccarelli, Venezia – 18 Luglio 2010
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Andrea Zac 05/07/2010
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Questa immagine di Giuseppe Bartuccio (gbarte) fa parte di un’ampio reportage sull’India che l’autore sta pubblicando, un po’ alla volta, su Fotoarts. Si tratta di una serie di scatti che illustrano i luoghi, le situazioni e i volti delle persone che vivono in quel esotico paese. Ottime fotografie, composte con il gusto e la competenza a cui Bartuccio ci ha abituati da anni, ma tra tutte, trovo che questa “In the Yamuna River” si distingua e si ponga su un piano di assoluta eccellenza.
In quest’opera, infatti, l’autore ritrae e riesce ad abbinare i due più contrastanti aspetti dell’India. La fastosa, mistica magnificenza del Taj Mahal non viene banalmente proposta in chiave vedutistica, bensì come sfondo ad una scena di vita quotidiana i cui protagonisti sembrano sintetizzare l’essenza stessa del popolo indiano. Entrambi i soggetti, l’enorme tempio e la piccola famigliola sulla barchetta, si riflettono nello stesso grande fiume che funge da catalizzatore e paradigma dell’India. Io sono del tutto convinto che questo quadro iconografico di potente impatto visuale, realizzato con impeccabile perizia tecnica e profonda intensità interpretativa e contenutistica, (come già accennato da qualcuno dei commentatori) non sfigurerebbe affatto sulle pagine del National Geographic.
Andrea Zaccarelli, Venezia - 5 luglio 2010 |
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FAUGLIA 05/07/2010
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Il nostro autore ben conosce, ed ancor meglio utilizza, il bianco nero ed i suoi drammatici contrasti. Questa composizione è tanto perfetta quanto piena di significati: la bambina si trova vicino al limite di una zona dove ombra e luce si dividono. Nettamente. Tanto nettamente da sembrare sull'orlo di un abisso fintanto che non si osservano i dettagli nello scuro. Morale, forse, dei timori di un adulto per le difficoltà della vita che vorrebbe risparmiate ai suoi piccoli. Ma, in fondo, tutto è probabilmente assai più semplice e Massimo si esprime con immagini grafiche di grande effetto. La realizzazione di foto come " Noir "," Alone in the dark " , "28.06.010 " (tra l'altro il mio compleanno) ed ancora " Medioevo ", dimostrano una grande capacità nella gestione del BN in maniera drammatica, ma sempre tecnicamente perfetta: e si tratta di capacità non comuni.
Carlo Sposini, Fauglia - 5 luglio 2010 |
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Andrea Zac 21/06/2010
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Ecco una bella foto di Giovanni Schiavoni (gianni.s)
Se la guardiamo con occhio tecnicistico (come ha prontamente annotato qualcuno di coloro che l’anno commentata) sorge una spontanea perplessità in merito alle modalità di messa fuoco utilizzate. Non ci si spiega infatti come lo sfondo all’altezza del suolo risulti totalmente sfuocato, mentre l’aeroplano nel cielo appare nitidamente.
Mi sono soffermato su tali riflessioni per non più di pochi secondi, giungendo alla conclusione che, in fondo, non me ne importa quasi nulla e mi sono lasciato beatamente trasportare esclusivamente dalle sensazioni che suscita in me questo lavoro.
Leggendo l’immagine da sinistra verso destra, i miei occhi scorrono lungo questo sottile ramo che si curva, si china quasi tristemente verso il basso ed a cui sono ancora fragilmente appesi questi piccoli semi. Mi trasmettono un senso di fragilità, di caducità e rassegnata appartenenza alla terra su cui sono destinati a cadere.
Le tinte pastello inlanguidiscono ulteriormente la melanconia della scena, quand’ecco che inaspettatamente appare, quasi incongruente, questo allegro aereoplanino giallo e rosso.
E tutta l’immagine si illumina di una speranza di elevazione, di fuga dalla terrena, ineluttabile quotidianità.
Il titolo (significativamente scelto dall’autore) è “Vedo volare”, ed a me piace immaginare che sottintenda “e viene voglia di volare anche a me”.
Andrea Zaccarelli, Venezia – 21 giugno 2010
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